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Val Venosta in festa: 120 anni di storia sui binari

Persone sulla banchina con bandierine e un treno regionale in arrivo, con montagne sullo sfondo
Banchina affollata e treno regionale alla stazione di Lasa durante la festa per i 120 anni della Ferrovia della Val Venosta.

Alla stazione di Lasa, in Val Venosta, istituzioni, cittadini e visitatori si sono ritrovati oggi per celebrare i 120 anni della ferrovia della Val Venosta, inaugurata nel 1906 e diventata, nel tempo, uno dei simboli della mobilità sostenibile in Alto Adige, con quasi due milioni di passeggeri all’anno. Una festa di valle, prima ancora che una cerimonia, con le bandiere lungo il piazzale, i discorsi dal palco e quel continuo via vai di famiglie, pendolari e curiosi arrivati fin dal mattino per ricordare una linea che ha attraversato chiusure, rilanci e adesso nuovi progetti.

Ferrovia della Val Venosta, da linea dismessa a modello di mobilità sostenibile

La ricorrenza ha riportato al centro una storia lunga e irregolare, fatta di slanci e stop improvvisi. Alla celebrazione hanno preso parte il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher, l’assessore alla mobilità Daniel Alfreider, la sindaca di Lasa Verena Tröger e lo storico Wolfgang Platter, che ha ripercorso le tappe principali della linea: dal primo collegamento Merano-Malles del 1906 alla chiusura decisa dalle Ferrovie dello Stato nel 1987, quando il tracciato venne considerato un “ramo secco”, fino alla riapertura del 2005 dopo il risanamento promosso dalla Provincia. In mezzo, ha ricordato Platter, anni di abbandono e poi una scelta politica precisa, quasi controcorrente: riportare il treno al centro della valle.

Oggi quella scelta viene indicata dalle istituzioni come uno dei casi più riusciti di trasporto pubblico locale in provincia. Alfreider ha definito la linea “la spina dorsale di una mobilità moderna e sostenibile in Alto Adige”, spiegando che il servizio ferroviario in Val Venosta ha cambiato abitudini quotidiane, spostamenti casa-lavoro e accesso ai paesi della valle. Il dato dei quasi due milioni di passeggeri all’anno viene letto proprio in questa chiave: non soltanto turismo, ma uso ordinario, diffuso, continuo. Eppure il futuro, hanno ammesso più relatori, passa da nuovi investimenti.

Nel suo intervento, Kompatscher ha parlato di “una storia ricca di vicissitudini” che la Provincia intende continuare a scrivere con l’elettrificazione della linea e, ha aggiunto, “si spera in un futuro non lontano”, con il collegamento con la Svizzera. Un passaggio accolto con attenzione dal pubblico, perché il tema dei collegamenti oltre confine resta uno dei più sentiti. La sindaca Tröger ha rilanciato, indicando anche la prospettiva di un possibile prolungamento verso Innsbruck: per ora un orizzonte, non un progetto definito, ma sufficiente a dare la misura di quanto questa ferrovia sia tornata centrale.

A Lasa, nel pomeriggio, il tono era quello delle occasioni che tengono insieme memoria e uso quotidiano. Non solo celebrazione, dunque, ma anche un messaggio politico piuttosto netto: la ferrovia della Val Venosta, dopo essere stata considerata marginale, viene oggi presentata come un’infrastruttura chiave per il futuro dei trasporti in Alto Adige. E solo allora, guardando i binari e il continuo arrivo dei convogli, il traguardo dei 120 anni è sembrato meno una ricorrenza e più un punto di passaggio.

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