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Bimbo trapiantato, il Tar di Bolzano obbliga l’Asl a consegnare i dati richiesti

Coppia in corridoio istituzionale, la donna stringe una cartella con documenti davanti a una porta chiusa
Due persone in un corridoio pubblico con una cartella di documenti, immagine simbolo della disputa sull’accesso agli atti sanitari.

Il Tar di Bolzano ha ordinato all’Azienda sanitaria dell’Alto Adige di fornire entro 15 giorni i dati necessari a identificare i soggetti controinteressati coinvolti nel ricorso sull’accesso ai documenti sanitari legati alla morte del piccolo Domenico, il bambino deceduto lo scorso febbraio a Napoli dopo un trapianto di cuore fallito; per questo la discussione in camera di consiglio è stata rinviata al 15 dicembre, mentre resta aperto il nodo della documentazione chiesta dai familiari per chiarire passaggi e responsabilità della vicenda.

Accesso agli atti sul caso Domenico, cosa ha deciso il Tar di Bolzano

Al centro del contenzioso c’è il diniego dell’Asl altoatesina a consegnare una serie di atti ritenuti rilevanti dalla parte ricorrente. Tra i documenti richiesti compaiono i protocolli di accertamento della morte cerebrale, i verbali di prelievo di organi e tessuti, la dotazione tecnologica disponibile e l’elenco del personale in servizio in sala operatoria durante l’intervento programmato. L’Azienda sanitaria, nelle sue risposte, aveva respinto le istanze richiamando la pendenza di indagini penali, la presunta assenza di un interesse difensivo diretto e, soprattutto, la presenza di dati sensibili e personali riferiti a terzi. Un punto, quest’ultimo, che i giudici amministrativi non hanno ignorato. Anzi.

Nell’ordinanza il Tribunale amministrativo regionale osserva infatti che i soggetti cui quei dati sanitari si riferiscono devono essere considerati controinteressati e, come tali, hanno diritto alla tutela della propria riservatezza. Eppure, aggiungono i giudici, proprio l’Asl dell’Alto Adige non aveva provveduto a informarli dell’istanza di accesso nella fase preliminare del procedimento. Solo allora si è posto il problema: senza quei nominativi, la parte ricorrente non sarebbe stata in grado di notificare correttamente il ricorso. Da qui la decisione del Tar, che ha ritenuto l’omissione non imputabile ai ricorrenti e ha disposto l’integrazione del contraddittorio, ordinando all’azienda sanitaria di trasmettere gli elementi utili all’identificazione dei terzi coinvolti.

Il rinvio al 15 dicembre non entra nel merito della richiesta di accesso, ma segna un passaggio procedurale che pesa sull’intera vicenda. In quel momento, davanti ai giudici, si tornerà a discutere se e in quale forma i documenti sanitari possano essere messi a disposizione, tenendo insieme il diritto di difesa di chi ha presentato il ricorso e la tutela dei dati personali dei soggetti indicati negli atti. Sullo sfondo restano le indagini già avviate e una vicenda che, mese dopo mese, continua a cercare risposte.

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