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Fiducia in Alto Adige, il Pil 2026 cresce dello 0,9%

Tre lavoratori camminano in una piazza alpina con dehors di bar e montagne sullo sfondo
Lavoratori e attività turistiche in una cittadina alpina, immagine che richiama la tenuta dell’economia in Alto Adige.

Nonostante il contesto geopolitico internazionale resti incerto, in Alto Adige l’economia provinciale tiene e, secondo il monitoraggio intermedio diffuso dall’Ipl, Istituto Promozione Lavoratori, nell’estate 2026 migliorano, sia pure di poco, gli indicatori di fiducia dei lavoratori dipendenti: il dato più osservato, quello sul Pil, resta fermo a +0,9% per il 2026, un livello giudicato solido e in linea con le stime elaborate dagli altri istituti locali.

Alto Adige, lavoro stabile e fiducia in lieve ripresa

Nel primo semestre del 2026 il mercato del lavoro altoatesino ha confermato una tenuta che, almeno per ora, non mostra scosse: la media degli occupati dipendenti si è attestata a 234.386 unità, con un aumento del 2,0% rispetto allo stesso periodo del 2025. A spingere sono stati soprattutto turismo e ristorazione, due comparti che in provincia continuano a fare da argine nei passaggi più incerti. Il tasso di disoccupazione, fermo all’1,9%, resta tra i più bassi nel panorama nazionale. E non è un dettaglio. Nei primi cinque mesi dell’anno, inoltre, i pernottamenti turistici sono cresciuti del 4,4%, mentre i crediti concessi alle imprese hanno segnato un +2,9%, segnale che gli investimenti stanno riprendendo quota, anche se senza accelerazioni brusche.

Sul fronte delle famiglie, il quadro appare un po’ più disteso rispetto agli anni segnati dalla coda della pandemia e dall’inflazione, ma non senza ombre. Secondo l’Ipl, cala la percezione del rischio di perdere il posto di lavoro e migliorano anche le valutazioni sulla situazione finanziaria familiare, arrivate ai livelli più favorevoli dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Eppure un dato resta lì, concreto: il 25% degli intervistati dice di avere ancora difficoltà ad arrivare a fine mese. “Nel complesso la situazione attuale si presenta solida”, ha spiegato il direttore dell’istituto, Stefan Perini, richiamando però l’attenzione sui nodi di medio periodo. Il primo riguarda il calo dell’offerta di lavoro legato alla dinamica demografica; il secondo la crescita contenuta della produttività, che rischia di frenare le prospettive dell’economia altoatesina. Restano poi sorvegliati speciali i prezzi dell’energia e il progressivo indebolimento del potere d’acquisto reale accumulato dalle famiglie negli ultimi anni. Solo allora, osservano gli analisti, si capirà se questa tenuta avrà basi abbastanza larghe per durare.

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