Il gruppo di insegnanti Qualitätsmarke Bildung Südtirol ha accolto sabato 12 luglio la proposta di aprire in Alto Adige un dialogo comune sull’istruzione, ma nello stesso tempo ha criticato la giunta provinciale per aver affrontato finora solo in parte, secondo il movimento, i nodi più urgenti legati alla qualità della scuola e alla tenuta del sistema educativo. In una nota diffusa in mattinata, i docenti parlano di un confronto “importante e necessario”, già previsto da una delibera del Consiglio provinciale, e ricordano che anche la consulta degli studenti della scuola tedesca si era espressa nella stessa direzione, senza però ottenere, fin qui, una risposta politica concreta.
Dialogo sulla scuola in Alto Adige, la posizione degli insegnanti
Per gli aderenti a Qualitätsmarke Bildung Südtirol, il punto non è respingere il confronto, anzi. “Condividiamo l’opinione secondo cui un dialogo sull’istruzione su ampia scala rappresenti un passo importante e necessario”, si legge nel comunicato, che richiama un tema rimasto a lungo sullo sfondo del dibattito pubblico altoatesino. Il gruppo osserva però che le questioni centrali sulla salvaguardia e sullo sviluppo della qualità dell’istruzione sarebbero state finora trattate in modo marginale dalla maggioranza provinciale. E qui, spiegano gli insegnanti, sta il problema vero.
Nella presa di posizione torna anche il tema degli stipendi competitivi, indicati come uno degli strumenti utili per frenare la già visibile carenza di personale qualificato nelle scuole. Ma i docenti, quasi a voler spostare il baricentro della discussione, precisano che ridurre tutto alle retribuzioni sarebbe un errore. “Siamo stanchi del fatto che sia le discussioni che le proposte di soluzione vengano ridotte al solo tema degli stipendi”, scrivono. Il passaggio è netto, persino secco. Secondo il gruppo, servono invece risposte sulle “situazioni concrete sul campo”, dunque organici, carichi di lavoro, complessità crescenti nelle classi e strumenti per garantire a tutti gli studenti un livello adeguato di formazione.
La nota si chiude con un richiamo più ampio, quasi politico nel senso civile del termine, al ruolo della scuola nella costruzione della società. Gli insegnanti dicono di essere “pienamente consapevoli” della propria responsabilità, ma aggiungono che difendere oggi un’istruzione di qualità significa formare anche domani cittadini capaci di sostenere una società “forte, resiliente e democratica” e un territorio competitivo. È su questo terreno, sostengono, che la giunta provinciale dovrebbe misurarsi adesso: non solo aprendo il tavolo di confronto, ma trasformandolo in scelte operative. Per ora, almeno in base alla nota diffusa dal gruppo, il segnale atteso da Bolzano non è ancora arrivato.








