News

Cultura in rivolta: il no allo sciopero delle gite scolastiche

Educatrice museale con cartellina e fogli in una sala didattica vuota, con tavoli e sedie e montagne alla finestra
Una sala didattica di museo vuota, simbolo delle attività culturali sospese dopo lo sciopero delle gite scolastiche.

Il settore culturale indipendente dell’Alto Adige ha lanciato un appello alla Giunta provinciale, ai sindacati e ai promotori delle trattative sulla scuola al termine dell’anno scolastico, chiuso in provincia di Bolzano con gli strascichi dello sciopero delle gite scolastiche: secondo i firmatari di una lettera aperta, la lunga tensione nel mondo dell’istruzione ha inciso in modo diretto sull’accesso di studentesse e studenti ad arte e cultura, ma anche sul lavoro di operatori, educatori museali e professionisti che collaborano con scuole, teatri e istituzioni locali.

L’appello del settore culturale: “Ora garanzie per il prossimo anno scolastico”

Nel documento, diffuso alla fine delle lezioni, il mondo della cultura indipendente altoatesina parla di conseguenze pesanti. Molti lavoratori, si legge, hanno visto ridursi drasticamente le occasioni di impiego legate ai percorsi didattici, alle visite guidate, ai laboratori e alle attività costruite con gli istituti. In alcuni casi, spiegano i firmatari, c’è stato perfino chi ha dovuto sospendere l’attività o cercare altri sbocchi professionali. Un danno che, aggiungono, non ha colpito solo i singoli: anche diverse istituzioni culturali avrebbero sostenuto costi consistenti per riorganizzare calendari, programmi e personale.

Il punto, però, va oltre l’aspetto economico. “Come società possiamo permettere che l’accesso all’arte e alla cultura venga limitato?”, chiedono nella lettera, richiamando il valore formativo delle esperienze scolastiche fuori dall’aula, quelle che spesso passano da un museo, da uno spettacolo, da un incontro con un autore. È qui, sostengono, che si misura una parte dell’equità educativa. Eppure, proprio questo pezzo dell’offerta rischia ora un ridimensionamento nel prossimo anno.

In vista della ripresa di settembre, ai tavoli negoziali viene affidato quello che i promotori definiscono, con una formula quasi scolastica, un “compito per l’estate”. Cinque quesiti, messi nero su bianco, per tentare di sbloccare trattative considerate “prolungate” e ormai in fase di stallo. La richiesta è semplice nella forma, meno nei contenuti: arrivare a risposte chiare su come tutelare il lavoro culturale e, solo allora, su come evitare che il nuovo anno riparta sotto il segno di altre misure di protesta.

Nella parte finale dell’appello torna un riferimento politico e identitario. I firmatari ricordano infatti che l’accesso alla cultura attraverso la scuola è un principio previsto dalla legge provinciale e che in Alto Adige, territorio la cui autonomia si lega anche alla propria identità culturale, questo tema merita “la massima attenzione”. Un richiamo sobrio, ma netto. Perché la vertenza scolastica, avvertono dal settore, non resta chiusa nei corridoi degli istituti: arriva nei teatri, nei musei, nelle sale prove. E lì lascia il segno.

Change privacy settings
×