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Trentino, 29 Comunità energetiche rinnovabili attive con 1.400 utenze coinvolte

In Trentino operano 29 comunità energetiche rinnovabili con 7.400 kW di potenza e 1.400 utenze coinvolte. Lo stato della transizione energetica provinciale.

Trentino, 29 Comunità energetiche rinnovabili attive con 1.400 utenze coinvolte

In Trentino sono attive 29 comunità energetiche rinnovabili, con una potenza complessiva di circa 7.400 kW e quasi 1.400 utenze collegate. Il dato, documentato nel luglio 2026 da un insieme di fonti istituzionali e giornalistiche — tra cui TGR Rai Trento, ANSA e L’Adige — fotografa con precisione lo stato della transizione energetica nella provincia autonoma di Trento e segnala come il modello delle CER stia passando da esperimento a infrastruttura consolidata del territorio.

Che cosa sono le CER e perché contano in un territorio come il Trentino

Una comunità energetica rinnovabile — in sigla CER, dall’acronimo italiano di Comunità di Energia Rinnovabile — è un soggetto giuridico che aggrega produttori e consumatori di energia elettrica da fonti rinnovabili sotto una stessa struttura condivisa. I partecipanti — famiglie, imprese, enti pubblici, condomini — condividono l’energia prodotta localmente, in genere da impianti fotovoltaici installati sugli edifici, e beneficiano di incentivi sulla quota di energia autoconsumata collettivamente.

Il modello si adatta particolarmente bene a territori come il Trentino, dove la conformazione montana rende difficile e costosa la distribuzione energetica centralizzata, e dove la presenza di piccoli comuni con forte senso di comunità facilita l’aggregazione tra soggetti diversi. In molte valli trentine, la logica della condivisione delle risorse locali non è una novità culturale: le regole e le antiche forme di gestione collettiva dei beni comuni fanno parte della storia istituzionale del territorio da secoli. Le CER ne rappresentano, in un certo senso, un’evoluzione contemporanea applicata all’energia.

I numeri della transizione: 7.400 kW distribuiti su 29 realtà

I 29 impianti attivi raggiungono complessivamente una potenza installata di circa 7.400 kW. Si tratta di una capacità significativa se distribuita su scala locale: mediamente ogni comunità energetica gestisce poco più di 250 kW, una dimensione compatibile con piccoli centri abitati, frazioni o aggregazioni di edifici pubblici e privati.

Le quasi 1.400 utenze coinvolte rappresentano il lato più concreto del fenomeno: dietro ogni utenza c’è un nucleo familiare, un’attività artigianale, un ufficio comunale o una struttura ricettiva che ha scelto di partecipare a un sistema di produzione e consumo condiviso. Non si tratta di numeri assoluti elevatissimi in rapporto alla popolazione provinciale, ma il trend è in crescita e il modello si sta diffondendo in modo capillare.

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La Provincia autonoma di Trento gestisce un portale dedicato — lo Sportello unico per l’autoconsumo diffuso e le CER — che raccoglie il registro aggiornato delle comunità attive e fornisce informazioni pratiche per chi intende costituirne una nuova o aderire a una esistente. È uno strumento utile sia per i privati sia per gli amministratori locali che vogliono orientarsi nel quadro normativo.

Come funziona concretamente una comunità energetica rinnovabile

Il meccanismo di base è relativamente semplice. Un gruppo di soggetti — anche molto eterogeneo, purché connessi alla stessa cabina di trasformazione della rete elettrica — costituisce una persona giuridica (associazione, cooperativa, ente del terzo settore) e installa uno o più impianti di produzione da fonti rinnovabili, nella maggior parte dei casi fotovoltaici.

L’energia prodotta viene immessa nella rete e, nella misura in cui viene contemporaneamente consumata dai membri della comunità, genera un incentivo economico erogato dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Questo incentivo — calcolato sulla cosiddetta energia condivisa — viene poi distribuito tra i partecipanti secondo le regole stabilite dallo statuto della comunità. Chi produce di più contribuisce al beneficio collettivo; chi consuma di più nelle ore di picco di produzione ottiene una riduzione della propria bolletta.

Un aspetto spesso sottovalutato è la dimensione sociale del modello. Le CER non sono semplici consorzi energetici: la normativa italiana prevede che una quota degli incentivi possa essere destinata a finalità di interesse collettivo, come il sostegno alle famiglie in condizione di povertà energetica, la manutenzione di spazi comuni o la promozione di ulteriori interventi di efficienza energetica. È per questo che fonti come il Corriere del Trentino le descrivono come «infrastrutture sociali che creano benefici collettivi», non solo strumenti di risparmio individuale.

Il quadro normativo che ha reso possibile la crescita

La diffusione delle comunità energetiche rinnovabili in Italia — e in Trentino in particolare — è stata resa possibile dal recepimento della Direttiva europea RED II sulle energie rinnovabili, avvenuto con il decreto legislativo 199 del 2021 e poi completato con i decreti attuativi successivi. Il quadro normativo ha stabilito le regole per la costituzione delle CER, i criteri di accesso agli incentivi e i limiti di potenza degli impianti ammissibili.

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Per le comunità energetiche costituite in aree montane o nei comuni con meno di cinquemila abitanti — una categoria che include buona parte dei comuni trentini — la normativa prevede condizioni di accesso semplificate e, in alcuni casi, incentivi più favorevoli. Questo ha rappresentato un vantaggio strutturale per il Trentino rispetto ad aree urbane più densamente popolate, dove la complessità delle reti e la varietà degli attori rende più difficile raggiungere l’accordo necessario tra i partecipanti.

Cosa serve per avviare o aderire a una CER in Trentino

Per chi volesse costituire una nuova comunità energetica o aderire a una già esistente, il percorso prevede alcuni passaggi fondamentali. Il primo è verificare la compatibilità tecnica: i soggetti che intendono partecipare devono essere allacciati alla stessa cabina di trasformazione della rete di distribuzione. Questo requisito geografico è spesso il primo filtro pratico.

Il secondo passaggio riguarda la costituzione del soggetto giuridico: la CER deve avere una forma legale riconosciuta, uno statuto che disciplini la distribuzione dei benefici e un referente che gestisca i rapporti con il GSE. Non è necessario essere un esperto di diritto societario per avviare il processo, ma è consigliabile affidarsi a professionisti o alle strutture di supporto messe a disposizione dalla Provincia.

Il terzo elemento è la progettazione dell’impianto: la scelta della tecnologia, la valutazione della superficie disponibile, il dimensionamento in base ai consumi previsti dei partecipanti. In Trentino, le condizioni di irraggiamento solare variano sensibilmente tra fondovalle e quote più elevate, e tra versanti esposti a sud e quelli in ombra per gran parte dell’anno. Una valutazione tecnica preliminare è indispensabile per evitare di sovra- o sottodimensionare l’impianto.

Un modello che si consolida, con margini di crescita ancora ampi

I 29 impianti attivi documentati nel luglio 2026 rappresentano un punto di arrivo rispetto a qualche anno fa, quando le comunità energetiche erano ancora in fase sperimentale, ma anche un punto di partenza rispetto al potenziale complessivo del territorio. Il Trentino conta oltre duecento comuni, molti dei quali con caratteristiche ideali per ospitare una CER: piccole dimensioni, edifici pubblici con tetti disponibili, comunità coese e amministrazioni locali motivate a ridurre i costi energetici.

La sfida nei prossimi anni sarà estendere il modello anche ai contesti più complessi — centri urbani maggiori, aree industriali, aggregazioni di edifici privati — e garantire che i benefici raggiungano anche le fasce di popolazione con minore capacità di investimento iniziale. Le comunità energetiche rinnovabili, se ben strutturate, possono diventare uno strumento concreto di equità energetica oltre che di sostenibilità ambientale: un obiettivo che, in un territorio come il Trentino, ha radici culturali profonde e una prospettiva istituzionale favorevole.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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