In Alto Adige, secondo l’ultimo Barometro Ipl diffuso oggi a Bolzano, quasi otto lavoratrici e lavoratori dipendenti su dieci giudicano ampio il divario tra ricchi e poveri, un dato che resta vicino a quello degli anni passati e che, nella lettura dell’istituto, segnala una percezione ormai stabile delle disuguaglianze economiche sul territorio. A pesare, agli occhi degli intervistati, sono soprattutto salari considerati inadeguati e una politica economica locale e nazionale ritenuta poco efficace. “La principale causa della disuguaglianza è innanzitutto l’assenza di una politica salariale adeguata”, ha spiegato il direttore Ipl Stefan Perini, richiamando un tema “ampiamente dibattuto e tuttora irrisolto”.
Barometro Ipl, salari e politica economica tra le cause della disuguaglianza
I numeri, letti uno accanto all’altro, danno il senso del clima: il 64% degli intervistati parla di un divario grande tra “ricchi” e “poveri”, mentre un ulteriore 15% lo definisce molto grande. Solo circa due persone su dieci, invece, considerano queste differenze poco rilevanti. Perini lo ha detto senza girarci attorno: si tratta di una percezione “molto marcata della disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza”, anche se il direttore invita a guardare la serie storica, perché in passato — ha sottolineato — il distacco veniva avvertito in modo ancora più netto.
Entrando nelle cause indicate dai lavoratori altoatesini, al primo posto compare la politica salariale inadeguata, citata dal 31% del campione. Subito dietro c’è la politica economica locale e nazionale, con il 27%. Solo allora arriva un fattore che chiama in causa l’impegno individuale: per il 19%, infatti, le disparità dipendono anche dal fatto che “alcune persone lavorano più duramente di altre”. Più staccati, quasi sullo sfondo, globalizzazione con il 9% e sistema educativo con l’8%.
C’è poi un altro dato, meno immediato ma indicativo. Il sistema fiscale, oggi, è all’ultimo posto tra le cause della disuguaglianza percepita, fermo al 6%. Dieci anni fa la quota era però molto più alta, 29%: un calo costante, che per l’istituto segnala uno spostamento dell’attenzione pubblica verso altri strumenti, in particolare il lavoro e le retribuzioni. “Osservando i risultati nel tempo emerge che la politica salariale viene indicata sempre più spesso come principale causa”, ha spiegato ancora Perini, aggiungendo che proprio questo sarebbe un ambito su cui “si potrebbe intervenire anche a livello locale”. E qui, in fondo, sta il punto politico della rilevazione.








