Quando i giorni si accorciano e le temperature scendono, i musei trentini si confermano un punto di riferimento solido per chi vuole approfondire la conoscenza del territorio senza fermarsi alla stagione turistica estiva. Il cartellone autunno-inverno dei musei trentini ruota quest’anno attorno a un filo conduttore preciso: la biodiversità, declinata in chiave scientifica, educativa e culturale. Al centro di questa rete c’è il MUSE – Museo delle Scienze di Trento, che nel 2026 ha strutturato buona parte della propria offerta proprio intorno al tema della vita nelle sue forme più diverse, con iniziative che coinvolgono anche istituzioni partner come il Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo e il Museo delle Palafitte del Lago di Ledro.
Un anno dedicato alla biodiversità: il progetto avviato a marzo
Il punto di partenza è il 27 marzo 2026, quando il MUSE ha lanciato ufficialmente un nuovo filone di attività e proposte raccolto sotto il titolo «Biodiversità. Conoscere, connettere, conservare». Non si tratta di una mostra temporanea con una data di chiusura fissa, ma di un programma continuativo che accompagna l’intero anno museale, attraversando l’autunno e l’inverno con laboratori, eventi e attività esperienziali pensati per pubblici diversi: famiglie, studenti, ricercatori, visitatori curiosi.
La scelta di dedicare un intero ciclo alla biodiversità non è casuale. Il tema è al centro del dibattito scientifico internazionale e il MUSE, con la sua vocazione di museo di scienze naturali radicato nelle Alpi, lo declina a partire dal contesto locale: gli ecosistemi montani, le specie autoctone, le trasformazioni del paesaggio trentino. La prospettiva è quella di un museo che non si limita a esporre, ma che vuole connettere ricerca e pubblico, rendendo accessibili dati e conoscenze che altrimenti resterebbero confinate agli ambienti accademici.
La Foresta Tropicale di Montagna rinnovata come cuore espositivo
Tra gli spazi che meglio incarnano questa filosofia c’è la Foresta Tropicale di Montagna rinnovata, che rappresenta il cuore dell’allestimento permanente del museo. È l’ambiente in cui la biodiversità diventa esperienza diretta: visitatori di ogni età si trovano immersi in un ecosistema ricreato con attenzione scientifica, dove le relazioni tra specie vegetali, animali e microorganismi sono rese visibili e comprensibili. L’aggiornamento dell’allestimento punta a rendere lo spazio ancora più accessibile e coinvolgente, senza rinunciare alla precisione scientifica che caratterizza il museo.
Per i musei trentini in autunno e inverno, questo tipo di ambiente immersivo rappresenta un vantaggio concreto: quando fuori piove o nevica, la foresta tropicale interna offre un’esperienza che non dipende dalle condizioni meteorologiche e che mantiene un alto valore educativo in ogni stagione.
→ Leggi anche: MUSE a Autumnus 2026: 'La città che respira' per riscoprire l'ecosistema urbano
ECOS: i paesaggi sonori negli ecomusei trentini
Tra i progetti più originali in corso al MUSE c’è ECOS. Paesaggi Sonori negli Ecomusei, un’iniziativa che esplora il patrimonio culturale e naturale del territorio attraverso il suono. L’idea di fondo è semplice ma efficace: registrare, documentare e restituire i paesaggi sonori degli ecomusei trentini, quegli ambienti che custodiscono la memoria viva delle comunità alpine.
Il progetto si inserisce in una tradizione di ricerca sul soundscape — termine con cui si indica l’insieme dei suoni che caratterizzano un luogo — che negli ultimi anni ha trovato applicazioni sempre più ampie in campo museale e ambientale. Per il Trentino, dove la varietà degli ecosistemi è straordinaria — dai fondovalle ai pascoli d’alta quota, dai laghi alle foreste — la dimensione sonora aggiunge una chiave di lettura inedita al patrimonio naturale e culturale.
ECOS si rivolge sia al pubblico adulto sia alle scuole, e può integrarsi con le attività didattiche legate all’educazione ambientale, un settore in cui il MUSE ha maturato una lunga esperienza.
Il Piano Strategico 2026-2028: il museo come protagonista del cambiamento
Dietro il cartellone stagionale c’è una visione di lungo periodo che il MUSE ha reso pubblica con il suo primo Piano Strategico 2026-2028. Il documento è strutturato su 5 pilastri strategici, 10 direttive di sviluppo e 35 obiettivi operativi, e ridefinisce il ruolo del museo all’interno del sistema culturale e scientifico trentino.
L’ambizione dichiarata è quella di un museo che non si limita a conservare e comunicare, ma che diventa «protagonista del cambiamento»: un luogo capace di contribuire attivamente al dibattito su temi come la crisi climatica, la perdita di biodiversità, la sostenibilità degli ecosistemi alpini. Questo significa rafforzare i legami con la ricerca scientifica, ampliare le collaborazioni con le istituzioni del territorio e sviluppare un’offerta che raggiunga pubblici nuovi, anche al di fuori delle mura del museo.
Il piano rappresenta un cambio di passo significativo per un’istituzione che negli anni ha già dimostrato di saper coniugare rigore scientifico e accessibilità. Per i musei trentini autunno-inverno diventa così una stagione non solo di programmazione ordinaria, ma di consolidamento di una strategia più ampia.
→ Leggi anche: MUSE e Palazzo delle Albere: programma autunnale tra arte, scienza e sostenibilità
La partecipazione a Terra Madre e il dialogo con le reti nazionali
La proiezione del MUSE oltre i confini provinciali si è concretizzata anche con la partecipazione a Terra Madre Salone del Gusto, il grande evento internazionale dedicato al cibo e alla sostenibilità. Il 26 settembre 2026, alle ore 15:00, il museo era presente con un proprio intervento allo Stand Trentino in Piazza Vittorio Veneto a Torino, nell’ambito della manifestazione svoltasi dal 24 al 27 settembre.
La scelta di portare il museo a un evento come Terra Madre non è solo comunicativa. Biodiversità e cibo sono temi strettamente intrecciati: la varietà delle specie coltivate, la salute degli ecosistemi agricoli e la tradizione gastronomica alpina sono aspetti che il MUSE può raccontare con competenza scientifica. La presenza a Torino ha permesso di raggiungere un pubblico diverso da quello abituale, portando il Trentino e le sue istituzioni culturali in un contesto di visibilità nazionale e internazionale.
I musei partner: Predazzo e Ledro nella rete culturale trentina
Il programma autunno-inverno dei musei trentini non si esaurisce a Trento. Il Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo e il Museo delle Palafitte del Lago di Ledro sono parte integrante di una rete che il MUSE coordina e anima, ciascuno con la propria specificità territoriale e scientifica.
Predazzo è un punto di riferimento per chi vuole capire la storia geologica delle Dolomiti, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, attraverso collezioni che documentano milioni di anni di trasformazioni. Ledro, con il suo museo dedicato alle abitazioni su palafitte dell’età del Bronzo, offre una finestra su una civiltà che viveva in stretto contatto con l’ecosistema lacustre. Entrambi i musei si trovano in aree di grande valore naturalistico, e la stagione autunnale e invernale consente di visitarli in un contesto paesaggistico completamente diverso rispetto all’estate, spesso più silenzioso e autentico.
Per informazioni aggiornate sul calendario completo delle attività è possibile consultare il sito ufficiale del MUSE, dove vengono pubblicati i dettagli degli eventi, gli orari e le modalità di prenotazione per i laboratori e le attività didattiche.
Seguire i musei trentini in autunno e inverno significa scegliere una forma di turismo culturale che valorizza il territorio anche al di fuori dei mesi di punta, e che offre esperienze di qualità difficilmente replicabili altrove. Il lavoro del MUSE e dei suoi partner dimostra che un museo di scienze può essere molto più di un luogo di conservazione: può diventare uno spazio vivo, capace di rispondere alle domande più urgenti del nostro tempo con gli strumenti della ricerca e del racconto.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








