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Il Parlamento della Biodiversità: la COP17 approda al MUSE di Trento

Il MUSE ospita un'installazione innovativa dove 186 specie viventi 'votano' nel parlamento della biodiversità, collegato alla COP17. Un percorso immersivo fino a giugno 2

Il Parlamento della Biodiversità – COP17 al MUSE di Trento

Al MUSE – Museo delle Scienze di Trento è aperta fino al 6 giugno 2027 un’installazione che ribalta il concetto stesso di rappresentanza politica: nel parlamento della biodiversità, a prendere la parola non sono deputati o senatori, ma piante, animali, funghi e microrganismi. L’iniziativa, inaugurata il 16 ottobre 2026 nell’Agorà del museo trentino, si inserisce nel contesto della COP17 sulla Biodiversità, la conferenza internazionale riunita a Yerevan, in Armenia, e propone al pubblico un percorso immersivo e partecipativo di rara ambizione scientifica e comunicativa.

Un’assemblea con 186 delegati non umani

Il cuore dell’installazione è una struttura articolata in 93 stazioni che ospitano complessivamente 186 specie, distribuite in 9 grandi biomi: dal mare aperto alle regioni polari, dalle foreste pluviali tropicali alle alte montagne, passando per una gamma di ecosistemi che copre gran parte della varietà biologica del pianeta. Ogni specie è presentata come un delegato del proprio ambiente di appartenenza, con una propria voce, preoccupazioni specifiche e proposte concrete per la conservazione della vitalità degli ecosistemi.

Non si tratta di una mostra naturalistica tradizionale. L’impianto concettuale trasforma lo spazio espositivo in un’aula parlamentare dove le specie viventi non sono oggetti di studio passivi, ma soggetti attivi di un dibattito immaginario — eppure scientificamente fondato — sulla crisi della biodiversità. Piante, animali, funghi e microrganismi portano all’attenzione del visitatore le proprie istanze: la perdita di habitat, l’alterazione dei cicli stagionali, le pressioni antropiche sugli ecosistemi.

Il parlamento della biodiversità come strumento di riflessione partecipativa

Il format del parlamento della biodiversità non è scelto a caso. Immaginare che ogni forma di vita abbia diritto di rappresentanza costringe chi visita l’installazione a spostare il proprio punto di vista: non più l’essere umano al centro, ma un sistema di relazioni in cui ogni specie ha un ruolo, una funzione, un peso. È un esercizio di decentramento cognitivo che il MUSE ha costruito con una struttura narrativa precisa, capace di essere accessibile a pubblici diversi — dai bambini agli adulti con formazione scientifica.

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L’inaugurazione del 16 ottobre 2026 alle 18:30 nell’Agorà del museo ha coinciso volutamente con l’apertura della COP17 a Yerevan. Il segnale è chiaro: mentre i governi del mondo si confrontano sui target globali per la protezione della natura, il MUSE porta il tema dentro il territorio trentino, rendendolo concreto e tangibile per chi vive o visita questa parte delle Alpi.

Nove biomi, dalla profondità degli oceani alle vette alpine

La scelta di strutturare l’installazione attorno ai 9 biomi permette di restituire la complessità della vita sulla Terra senza ridurla a una lista di specie carismatiche. Il mare aperto e le zone polari convivono con le foreste pluviali e le alte montagne — un ecosistema, quest’ultimo, che per chi frequenta le Alpi ledrensi e il territorio attorno al Monte Bondone non è un concetto astratto, ma una realtà quotidiana.

Proprio questa prossimità geografica e culturale rende l’iniziativa particolarmente significativa per il pubblico trentino. Le specie alpine — con le loro fragilità legate ai cambiamenti climatici, all’avanzamento del limite del bosco, alla riduzione delle nevi permanenti — trovano spazio in un’installazione che le mette in dialogo con ecosistemi lontanissimi, mostrando come le pressioni globali sulla biodiversità siano interconnesse.

Il MUSE e il suo ruolo nella comunicazione scientifica territoriale

Il MUSE è da anni uno dei principali punti di riferimento per la divulgazione scientifica nel Trentino-Alto Adige. La sua sede a Trento, progettata da Renzo Piano, è pensata per accogliere installazioni di grande formato e per favorire l’interazione tra il pubblico e i contenuti scientifici. Il parlamento della biodiversità si inserisce in questa vocazione con un progetto che dura oltre sette mesi — dall’ottobre 2026 al giugno 2027 — e che è pensato per essere visitato più volte, con livelli di approfondimento differenti.

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Per le scuole del Trentino, l’installazione rappresenta un’opportunità concreta di lavoro interdisciplinare: scienze naturali, educazione civica, geografia e persino filosofia politica trovano un punto di contatto nell’idea che la rappresentanza possa — o debba — essere estesa oltre la specie umana. Il formato partecipativo invita i visitatori a immaginare nuove forme di rappresentanza per tutte le specie, una domanda che non ha risposta univoca ma che apre riflessioni fertili.

Un’occasione aperta fino all’estate 2027

Con una durata di quasi otto mesi, il parlamento della biodiversità al MUSE è pensato per raggiungere pubblici molto diversi: i residenti trentini, i turisti che visitano il capoluogo in autunno e inverno, le scolaresche in gita, i visitatori di passaggio tra il Garda e le Dolomiti. L’installazione sarà aperta durante i mesi invernali e primaverili, un periodo in cui Trento offre un’agenda culturale ricca e in cui il museo registra tradizionalmente una frequentazione sostenuta.

Chi volesse approfondire il programma completo e gli orari di visita può consultare il sito ufficiale del MUSE, dove sono disponibili anche le informazioni per le prenotazioni scolastiche e le attività collaterali legate all’iniziativa.

In un momento in cui la perdita di biodiversità è riconosciuta come una delle emergenze globali più urgenti — al pari della crisi climatica — il fatto che il Trentino ospiti un’installazione di questa portata, coordinata con una conferenza internazionale come la COP17, dice qualcosa di preciso sulla capacità del territorio di essere non solo destinatario di politiche ambientali, ma anche spazio attivo di riflessione e comunicazione scientifica. Il MUSE conferma così la propria centralità nella rete culturale alpina, portando a Trento un progetto che parla al mondo con il linguaggio della scienza e della partecipazione.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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