Il MUSE – Museo delle Scienze di Trento è protagonista di Autumnus 2026 con il progetto «La città che respira», un’iniziativa che porta al centro del dibattito pubblico il tema dell’ecosistema urbano e della biodiversità negli spazi cittadini. L’appuntamento, svoltosi dall’8 all’11 ottobre 2026, ha trasformato due luoghi simbolici della città — Piazza Duomo e gli Orti del MUSE — in laboratori a cielo aperto per esplorare la vita nascosta che pulsa dentro e intorno agli ambienti costruiti dall’uomo.
Trento si interroga su cosa significa abitare una città viva
L’idea di fondo di «La città che respira» è semplice quanto spesso trascurata: ogni città è anche un ecosistema. Sotto l’asfalto, tra le crepe dei muri, lungo i canali e nei giardini pubblici, convivono specie vegetali e animali che interagiscono con gli abitanti in modi che raramente vengono osservati con attenzione. Il progetto del MUSE ha scelto Autumnus 2026 — rassegna culturale che utilizza l’autunno trentino come cornice tematica — per proporre proprio questa rilettura del territorio urbano.
Partecipare a un evento di questo tipo in una città come Trento non è casuale. Il capoluogo trentino è da anni impegnato in politiche di sostenibilità ambientale e mantiene una relazione stretta con il suo territorio naturale circostante, dalle Dolomiti di Brenta al Bondone, dal Garda al sistema delle riserve alpine. Collocare la riflessione sull’ecosistema urbano e biodiversità proprio qui significa ancorare un tema globale a una realtà locale concreta, dove il confine tra città e natura è storicamente permeabile.
Piazza Duomo e gli Orti del MUSE: due spazi, un solo filo conduttore
Le attività si sono distribuite tra due location che, pur diverse per vocazione, condividono la capacità di mettere in contatto il pubblico con dimensioni inaspettate della vita urbana.
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Piazza Duomo è il cuore civico di Trento: uno spazio di passaggio quotidiano, frequentato da residenti e turisti, dove normalmente la natura passa in secondo piano rispetto all’architettura e al commercio. Sceglierla come sede di attività legate all’ecosistema urbano e biodiversità ha un valore comunicativo preciso: dimostrare che non è necessario allontanarsi dalla città per incontrare la complessità del vivente.
Gli Orti del MUSE, invece, rappresentano già di per sé un esperimento di integrazione tra spazio museale e natura coltivata. Situati all’interno del polo scientifico progettato da Renzo Piano nel quartiere Le Albere, gli orti sono uno degli spazi più evocativi del museo: un luogo dove la ricerca scientifica si fa tangibile attraverso piante, insetti e cicli stagionali. Durante Autumnus 2026, questo contesto ha offerto la cornice ideale per laboratori e attività educative dedicati all’esplorazione dell’ecosistema urbano.
Workshop e didattica: il metodo scientifico portato in strada
Il progetto «La città che respira» ha incluso workshop e attività educative pensati per avvicinare pubblici diversi — famiglie, scuole, adulti curiosi — alla comprensione dei meccanismi ecologici che regolano la vita in città. L’approccio del MUSE è quello che caratterizza da sempre il museo trentino: non la semplice divulgazione di nozioni, ma la costruzione di un’esperienza diretta, che stimola l’osservazione e il ragionamento scientifico.
Esplorare l’ecosistema urbano e biodiversità significa, in pratica, imparare a guardare in modo diverso ciò che si ha davanti ogni giorno. Quante specie di licheni crescono sui muri del centro storico? Quali insetti impollinatori frequentano le aiuole di una piazza? Come cambia la temperatura di un marciapiede rispetto a quella di un’area alberata a pochi metri di distanza? Sono domande che il MUSE pone con rigore scientifico ma con un linguaggio accessibile, fedele alla propria missione di museo di scienze naturali e sociali radicato nel territorio alpino.
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L’autunno, stagione scelta non a caso da Autumnus, è anche il momento in cui i processi ecologici urbani diventano più visibili: la caduta delle foglie, la migrazione di alcune specie, la preparazione degli animali al letargo, la trasformazione cromatica del verde cittadino. Tutti fenomeni che il progetto ha utilizzato come porte d’ingresso verso una comprensione più profonda del funzionamento degli ecosistemi.
Il MUSE come punto di riferimento per la scienza del territorio
La partecipazione del MUSE a Autumnus 2026 con un progetto di questa portata conferma il ruolo del museo come istituzione scientifica di riferimento per il Trentino, capace di dialogare con la città non solo attraverso le proprie sale espositive ma anche con presenze dirette nel tessuto urbano. Il museo, che fa parte della Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS), opera da anni in rete con altri istituti italiani ed europei su temi legati alla biodiversità, ai cambiamenti climatici e alla relazione tra uomo e ambiente naturale.
Portare il tema dell’ecosistema urbano e biodiversità fuori dalle mura museali — letteralmente in piazza — è una scelta che riflette una consapevolezza crescente: la crisi ecologica non riguarda solo le foreste, i ghiacciai o le specie in via di estinzione nelle aree remote. Riguarda anche i cortili, i tetti verdi, i filari di alberi lungo i viali cittadini. E riguarda in modo molto diretto una città alpina come Trento, che si trova all’incrocio tra ecosistemi montani e dinamiche urbane in rapida trasformazione.
Quattro giorni di attività non esauriscono un tema così complesso, ma hanno il merito di renderlo concreto, visibile e accessibile a chi vive e frequenta la città. «La città che respira» è un titolo che funziona proprio perché ricorda qualcosa di ovvio che troppo spesso si dimentica: le città non sono ambienti sterili, e imparare a riconoscere la vita che le abita è il primo passo per prendersene cura.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.







