Dopo oltre cinquant’anni di sodalizio con Fiorentino Sandri, Mario Pojer riparte dalla Val di Cembra. L’enologo trentino, tra i più riconoscibili nel panorama vinicolo italiano, ha avviato insieme al figlio Matteo un nuovo progetto di cantina in una delle valli più vocate del Trentino, con otto ettari di vigneto e una filosofia che mette il territorio al centro di ogni scelta produttiva. Un cambio di capitolo che arriva dopo la separazione dalla storica Pojer e Sandri, formalizzata nel maggio 2026 dopo una collaborazione iniziata nel 1975.
La fine di un’era: la separazione da Sandri dopo oltre mezzo secolo
La Pojer e Sandri è stata per decenni un punto di riferimento per la viticoltura trentina di qualità. Fondata nel 1975 a Faedo, la cantina ha costruito una reputazione solida su scala nazionale e internazionale, diventando un caso di studio per chi guarda all’enologia del Trentino come a un territorio capace di esprimere identità propria. La separazione tra Mario Pojer e Fiorentino Sandri, formalizzata nel maggio 2026, chiude una stagione lunga più di cinquant’anni e apre uno scenario inedito per entrambi i protagonisti.
Per Mario Pojer, inserito nel Libro d’Oro dei Maestri dell’Arte e del Mestiere (MAM), la scelta non è stata una ritirata ma un rilancio. Il progetto con il figlio Matteo rappresenta la continuità di una visione, trasferita in un territorio diverso e su una scala che permette un controllo più diretto di ogni fase produttiva.
Mario Pojer in Val di Cembra: otto ettari e una scelta di campo
La Val di Cembra, incisa dal torrente Avisio nella parte centrale del Trentino, è nota soprattutto per il Müller Thurgau e per i vigneti terrazzati che salgono ripidi sui fianchi della valle. È in questo contesto che Mario Pojer e Matteo Pojer stanno costruendo la loro nuova realtà: otto ettari di vigneto che costituiscono la base produttiva del progetto.
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Otto ettari sono una dimensione contenuta, ma deliberatamente scelta. In un mercato dove le grandi superfici spesso impongono logiche industriali, lavorare su scala ridotta consente di mantenere un rapporto diretto con ogni parcella, di leggere le differenze tra i singoli appezzamenti e di tradurle in vino con precisione. È una scelta coerente con la filosofia che Mario Pojer ha dichiarato di voler portare al centro del nuovo progetto: comunicare il territorio, non il vitigno.
Territorio prima del vitigno: la visione che guida le cuvée
La decisione di puntare sulle cuvée come strumento espressivo principale è forse l’elemento più innovativo del progetto. In Trentino, la comunicazione vinicola ha storicamente ruotato attorno ai vitigni — Teroldego, Lagrein, Nosiola, Müller Thurgau — come leva identitaria primaria. La scelta di Mario Pojer va in direzione diversa: è il luogo a dover parlare, non la singola varietà.
Questo approccio non è nuovo nel panorama internazionale — in Borgogna o in Champagne il territorio precede il vitigno da secoli — ma applicarlo sistematicamente in Val di Cembra rappresenta una scommessa precisa sul potenziale identitario di questa valle. Le cuvée, in quest’ottica, diventano uno strumento per sintetizzare caratteri diversi in un’unica espressione territoriale, piuttosto che per valorizzare la purezza varietale di un singolo uvaggio.
Matteo Pojer guida operativamente il progetto in Val di Cembra, portando una generazione nuova a raccogliere un’eredità tecnica e culturale costruita in decenni di lavoro. Il passaggio di testimone non è una semplice successione familiare: è la costruzione condivisa di qualcosa di diverso, con un padre che non si è fermato e un figlio che ha scelto di investire su un territorio specifico.
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Perché la Val di Cembra è una scelta significativa
La Val di Cembra non è una scelta neutra. È una valle che negli ultimi anni ha attirato attenzione crescente per la qualità dei suoi vini bianchi, per la morfologia dei vigneti — spesso su terrazze a strapiombo, con suoli porfirici che conferiscono mineralità riconoscibile — e per la presenza di produttori che hanno scelto di lavorarla con approcci artigianali. Il fatto che un nome come Mario Pojer scelga proprio questa valle per il suo nuovo capitolo è un segnale che il settore tende a leggere come una conferma del potenziale ancora inespresso del territorio.
La Val di Cembra fa parte della provincia di Trento e si inserisce in un sistema viticolo che la Gambero Rosso ha già messo in evidenza come uno dei più interessanti del Trentino per la capacità di produrre vini bianchi con carattere e longevità. Il progetto Pojer si inserisce in questo contesto con una proposta che non insegue il mercato ma prova a definire un’identità.
Un progetto che riguarda il Trentino del vino
La vicenda di Mario e Matteo Pojer non è solo una storia di famiglia o di riorganizzazione aziendale. È una storia che dice qualcosa di più ampio sul modo in cui il Trentino vinicolo sta cercando di posizionarsi: meno ancorato alla sola comunicazione varietale, più attento alla narrazione del luogo come valore differenziante. In questo senso, la scelta delle cuvée non è un dettaglio tecnico ma una dichiarazione di metodo.
Con otto ettari in Val di Cembra, la visione di Mario Pojer trova ora un campo di applicazione concreto. Il progetto è ancora in fase di costruzione, ma le premesse — il territorio scelto, la scala di lavoro, la filosofia produttiva — indicano una direzione precisa. Sarà la valle, con i suoi suoli e il suo clima, a dire se quella direzione porterà dove i Pojer intendono arrivare.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








