La Guida Vini d’Italia 2027 del Gambero Rosso, presentata il 25 e 26 ottobre 2026, consegna alla quarantesima edizione della pubblicazione due riconoscimenti che raccontano filosofie produttive agli antipodi. Da una parte la cantina Sobrino di Barbaresco, premiata come Vignaioli dell’Anno per una scelta precisa di non superare le 30.000 bottiglie annue. Dall’altra Tommasi Family Estates, nominata Cantina dell’Anno per aver costruito un gruppo da mille ettari senza perdere la propria identità familiare. Due traiettorie opposte, entrambe riconosciute come eccellenti dalla guida più diffusa del settore enologico italiano.
Una guida che compie quarant’anni e misura il vino italiano in profondità
La Guida Vini d’Italia 2027 del Gambero Rosso non è una semplice classifica annuale. Alla sua quarantesima edizione, rappresenta uno strumento di riferimento consolidato per produttori, sommelier, importatori e appassionati di tutto il mondo. I numeri di questa edizione confermano la portata del lavoro: 2.614 produttori recensiti, oltre 23.000 vini degustati alla cieca e un totale di 540 Tre Bicchieri assegnati, il riconoscimento massimo della guida.
Quarant’anni di Tre Bicchieri significano anche quarant’anni di fotografia del vino italiano, con tutte le sue trasformazioni: l’ascesa delle denominazioni del Nord-Est, la consacrazione internazionale del Barolo e del Barbaresco, la riscoperta dei vitigni autoctoni, la crescita della viticoltura biologica e biodinamica. I premi speciali assegnati ogni anno — tra cui appunto il Vignaioli dell’Anno e la Cantina dell’Anno — servono a segnalare non solo la qualità del vino in bottiglia, ma anche i modelli produttivi che la guida ritiene meritevoli di attenzione.
Sobrino di Barbaresco: il valore della misura scelta
Il riconoscimento di Vignaioli dell’Anno va quest’anno alla cantina Sobrino, con sede a Barbaresco, nel cuore delle Langhe piemontesi. La motivazione ruota attorno a una scelta che nel mondo del vino contemporaneo ha un valore preciso: produrre 30.000 bottiglie l’anno e non andare oltre, deliberatamente.
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In un settore dove la crescita dimensionale viene spesso presentata come obiettivo naturale, la decisione di fissare un tetto alla produzione e mantenerlo nel tempo è una posizione culturale oltre che imprenditoriale. Significa rinunciare a margini aggiuntivi, a nuovi mercati potenziali, a economie di scala. Significa scegliere il controllo diretto sulla vigna e sulla cantina come valore non negoziabile. Il Gambero Rosso premia questa coerenza, riconoscendo che l’eccellenza non si misura soltanto in volume o in espansione geografica.
Barbaresco è una denominazione DOCG di dimensioni contenute, dove il rapporto tra il produttore e i singoli vigneti — le Menzioni Geografiche Aggiuntive come Asili, Rabajà, Serraboella — è parte integrante dell’identità del vino. In questo contesto, la scelta di Sobrino di restare entro una soglia produttiva definita si inserisce in una tradizione di viticoltura attenta al territorio che caratterizza le Langhe ai suoi livelli più alti.
Tommasi Family Estates: cent’anni e oltre, con quattro generazioni al timone
Il titolo di Cantina dell’Anno della Guida Vini d’Italia 2027 va a Tommasi Family Estates, realtà veneta che nel 2027 celebra 125 anni dalla fondazione. Un anniversario che coincide con un altro traguardo significativo: trent’anni di guida da parte della quarta generazione della famiglia.
Tommasi è oggi un gruppo che gestisce mille ettari di vigneti, distribuiti su più denominazioni e territori italiani. Una dimensione che colloca l’azienda in una categoria completamente diversa rispetto a Sobrino, eppure ugualmente premiata dalla stessa guida nello stesso anno. Il messaggio implicito del Gambero Rosso è chiaro: non esiste un solo modo corretto di fare vino di qualità.
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La crescita di Tommasi nel corso delle generazioni è stata progressiva e radicata in una struttura familiare che ha saputo gestire la complessità senza trasformarsi in un’azienda anonima. La quarta generazione, alla guida da trent’anni, ha accompagnato l’espansione territoriale mantenendo una governance interna riconoscibile. Cento ettari, poi cinquecento, poi mille: ogni passaggio ha richiesto scelte precise su dove acquistare, quali denominazioni presidiare, come mantenere uno standard qualitativo coerente su scala molto più ampia rispetto a una cantina familiare tradizionale.
Due modelli che la guida riconosce come complementari
Mettere a confronto Sobrino e Tommasi non significa stabilire una gerarchia. La Guida Vini d’Italia 2027 non lo fa, e non sarebbe corretto farlo. I due premi speciali fotografano due risposte legittime a una domanda comune: come si costruisce qualità nel vino italiano?
Sobrino risponde con la concentrazione: pochi ettari, un numero fisso di bottiglie, massima attenzione al dettaglio. Tommasi risponde con la scala: mille ettari, quattro generazioni, un progetto centenario che ha saputo crescere senza perdere la propria identità. Entrambe le risposte sono valide, entrambe producono risultati che la guida più autorevole del settore riconosce come eccellenti.
Per chi segue il vino italiano da una prospettiva territoriale — e il Trentino-Alto Adige è una delle regioni dove questo dibattito tra piccola produzione artigianale e struttura aziendale più organizzata è particolarmente vivo — la doppia premiazione del Gambero Rosso offre uno spunto di riflessione utile. Le denominazioni alpine, da quelle trentine come Teroldego Rotaliano o Trentino DOC alle altoatesine come Alto Adige DOC, ospitano realtà produttive molto diverse tra loro. Alcune hanno scelto la via della piccola produzione di precisione, altre hanno costruito cooperative o gruppi di dimensioni significative. Entrambe le strade, quando percorse con coerenza, possono portare al riconoscimento.
La quarantesima edizione della Guida Vini d’Italia — con i suoi 2.614 produttori, 23.000 vini degustati e 540 Tre Bicchieri — conferma che il vino italiano è un sistema complesso e plurale. I premi a Sobrino e Tommasi lo dimostrano con particolare efficacia: la misura scelta e la crescita consapevole non si escludono, e possono entrambe diventare modelli di riferimento per un settore che continua a rinnovarsi pur restando profondamente legato alla propria storia.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








