Territorio

Val Venosta celebra 120 anni di ferrovia: festa sui binari con comunità locale

La Valle Venosta celebra il 120º anniversario della ferrovia regionale con una festa comunitaria. Storia dalla inaugurazione del 1906 alla rinascita del 2005.

Val Venosta celebra 120 anni di ferrovia: festa sui binari con comunità locale

La ferrovia della Val Venosta ha compiuto 120 anni il 18 luglio 2026, e la valle ha celebrato l’anniversario con una festa che ha riunito residenti, istituzioni e appassionati di ferrovie lungo l’intera linea. Un traguardo che non è solo una data sul calendario: la storia di questa tratta — inaugurata nel 1906, chiusa nel 1987 e riportata in vita nel 2005 — racconta in modo diretto come un territorio alpino abbia costruito la propria mobilità e la propria identità attorno a un nastro di binari che attraversa la valle da est a ovest.

Dalla stazione di Lasa, il cuore della celebrazione

La cerimonia principale dei festeggiamenti per la ferrovia Val Venosta 120 anni si è svolta alla stazione di Lasa, comune dell’Alta Val Venosta in provincia di Bolzano. La scelta non è casuale: Lasa è uno dei punti simbolici della linea, immersa in un paesaggio che alterna vigneti, meli e le cime delle Alpi Venoste. Cittadini, rappresentanti delle istituzioni locali e appassionati del trasporto ferroviario si sono ritrovati sui binari per ricordare l’inaugurazione del 1906 e per guardare al presente di una linea che oggi trasporta quasi due milioni di passeggeri all’anno.

La giornata ha avuto un carattere marcatamente comunitario: la ferrovia non è stata celebrata soltanto come infrastruttura tecnica, ma come elemento connettivo di una comunità montana che per decenni ha fatto affidamento su di essa per lavorare, studiare e spostarsi. In Alto Adige, dove la mobilità pubblica ha un peso specifico diverso rispetto a molte altre aree alpine italiane, un anniversario del genere assume un significato che va oltre la nostalgia.

Merano e il treno del futuro: il Coradia Stream in esposizione

Parallelamente alla cerimonia di Lasa, la stazione di Merano ha ospitato l’esposizione di un nuovo convoglio elettrico Coradia Stream. La presenza del treno di nuova generazione accanto ai festeggiamenti storici ha reso visibile la traiettoria della linea: da una ferrovia inaugurata agli inizi del Novecento, con tutto il peso simbolico dell’epoca, verso un sistema di trasporto regionale moderno e integrato.

Il Coradia Stream è un treno elettrico prodotto da Alstom, già in uso su diverse reti regionali europee. La sua esposizione durante le celebrazioni ha offerto ai visitatori un confronto diretto tra la storia della linea e le tecnologie che ne caratterizzeranno i prossimi anni. Per chi vive in Val Venosta o la attraversa regolarmente, è un segnale concreto di investimento sulla tratta.

Cent’anni di chiusura e rinascita: una linea che ha rischiato di sparire

La storia della ferrovia della Val Venosta non è lineare. Inaugurata nel 1906 per collegare la valle al resto dell’Alto Adige, la linea ha funzionato per oltre ottant’anni prima di essere chiusa nel 1987. Una decisione che all’epoca sembrò definitiva, in linea con la tendenza nazionale a privilegiare il trasporto su gomma e ad abbandonare le tratte ferroviarie secondarie considerate non redditizie.

La riapertura, avvenuta nel 2005, ha rappresentato una scelta controcorrente: la Provincia autonoma di Bolzano ha investito sulla riattivazione della linea in un momento in cui la sensibilità verso la mobilità sostenibile stava crescendo, ma non era ancora diventata la priorità politica che è oggi. Il risultato è stato significativo: quasi due milioni di passeggeri l’anno dimostrano che la domanda di trasporto ferroviario in Val Venosta era reale e latente, non inventata dai pianificatori.

Questo percorso — inaugurazione, abbandono, rinascita — rende i 120 anni della ferrovia Val Venosta una storia più complessa di un semplice anniversario. È la storia di una scelta politica e territoriale che ha avuto conseguenze dirette sulla qualità della vita di chi abita una delle valli più lunghe dell’Alto Adige.

Una linea che connette, non solo trasporta

La ferrovia della Val Venosta collega la valle al resto dell’Alto Adige, inserendosi nel sistema integrato di trasporto pubblico della provincia di Bolzano. Per i residenti dei comuni lungo la tratta, significa accesso a Merano e a Bolzano senza dover necessariamente usare l’automobile su una strada statale che d’estate si intasa con il traffico turistico. Per i visitatori, è un modo per raggiungere la val Venosta in modo diretto, lasciando l’auto fuori dal paesaggio.

Il dato dei quasi due milioni di passeggeri annui non va letto in astratto. In una valle alpina con una densità abitativa contenuta, quel numero indica un utilizzo sistematico da parte della popolazione locale, non solo flussi turistici occasionali. Significa pendolari, studenti, lavoratori stagionali, anziani che si spostano verso i servizi sanitari dei centri maggiori. La ferrovia, in questo senso, è infrastruttura sociale prima ancora che di trasporto.

Per approfondire la storia e i dati aggiornati della linea, SüdtirolMobil ha pubblicato una scheda dedicata ai 120 anni della ferrovia della Val Venosta, con il contesto storico completo dalla nascita della tratta a oggi.

Il territorio come protagonista, non solo lo sfondo

Le celebrazioni del 18 luglio 2026 hanno confermato che in Val Venosta la ferrovia non è percepita come un servizio anonimo, ma come un elemento identitario. La partecipazione di cittadini e istituzioni alla festa di Lasa, insieme all’interesse suscitato dall’esposizione del nuovo convoglio a Merano, restituisce l’immagine di una comunità che riconosce nella propria infrastruttura ferroviaria qualcosa che vale la pena celebrare — e difendere.

In un contesto alpino dove la pressione del traffico privato è una questione concreta e dove le politiche di mobilità sostenibile sono al centro del dibattito provinciale, i 120 anni della ferrovia Val Venosta non sono un anniversario nostalgico. Sono un argomento attuale, con implicazioni dirette per la pianificazione dei prossimi decenni. La linea ha già dimostrato di saper tornare in vita dopo vent’anni di silenzio: ora la sfida è mantenerla competitiva e integrata con i nuovi standard del trasporto pubblico regionale.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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