La 29ª Conferenza Internazionale su Ricerca e Gestione degli Orsi, organizzata dall’International Association for Bear Research and Management (IBA), si svolge dal 20 al 25 settembre 2026 a Pescasseroli, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Cinque giorni dedicati alla scienza, alla conservazione e alla convivenza tra esseri umani e grandi carnivori: la conferenza orsi 2026 rappresenta uno degli appuntamenti scientifici più rilevanti dell’anno per chi lavora sul campo o studia la fauna selvatica europea, con implicazioni che riguardano da vicino anche le aree alpine del nord Italia, Trentino compreso.
Pescasseroli e l’orso marsicano: perché l’Appennino centrale ospita la conferenza
La scelta di Pescasseroli non è casuale. Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è da decenni il principale laboratorio europeo per la coesistenza tra uomo e Ursus arctos marsicanus, la sottospecie di orso bruno appenninico endemica dell’Italia centrale. La popolazione marsicana, numericamente limitata e geneticamente isolata rispetto alle popolazioni alpine e dinariche, rappresenta un caso di studio unico: una comunità di plantigradi che vive in stretto contatto con centri abitati, allevamenti e flussi turistici, in un equilibrio che richiede gestione continua e aggiornamento scientifico costante.
La conferenza è ospitata e coordinata da Rewilding Apennines, Rewilding Europe e dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: tre realtà con competenze complementari, capaci di garantire sia il rigore scientifico sia la connessione con le comunità locali. Il tema centrale dell’edizione 2026 è la coesistenza uomo-orso, un argomento che in Italia ha assunto una rilevanza politica e sociale crescente negli ultimi anni, non solo in Appennino ma anche — e forse soprattutto — in Trentino.
Il nodo della coesistenza: un dibattito che riguarda anche il Trentino
Chi segue la cronaca locale del Trentino-Alto Adige conosce bene la complessità del tema. La provincia di Trento ospita da anni una popolazione di orso bruno alpino — discendente dai reintroduzioni del progetto Life Ursus avviato alla fine degli anni Novanta — che ha generato episodi di conflitto, dibattiti politici accesi e divisioni profonde tra chi vive in montagna. La questione non è semplicemente biologica: riguarda la sicurezza percepita, la gestione del bestiame, il turismo, i diritti delle comunità rurali e i limiti della normativa europea sulla protezione delle specie.
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È in questo contesto che la conferenza orsi 2026 acquista un valore che va oltre il perimetro appenninico. I ricercatori e i gestori faunistici che si riuniscono a Pescasseroli affrontano problemi strutturalmente simili a quelli trentini: come ridurre i danni agli allevamenti, come comunicare il rischio in modo corretto senza alimentare paura irrazionale, come costruire strumenti di monitoraggio affidabili, come coinvolgere le comunità locali nelle decisioni di gestione.
Le reti di riserve alpine del Trentino, tra cui la Rete di Riserve Alpi Ledrensi, operano in territori dove la presenza dell’orso è una realtà con cui fare i conti. Conoscere gli approcci sviluppati in altri contesti — dall’Appennino ai Carpazi, dalle Alpi Dinariche alla Scandinavia — è parte integrante di una gestione faunistica responsabile.
Cosa si discute in una conferenza IBA: ricerca, monitoraggio, strumenti pratici
L’IBA riunisce ricercatori, biologi, gestori di aree protette e rappresentanti istituzionali da tutto il mondo. Le conferenze biennali sono il momento in cui la comunità scientifica internazionale condivide i risultati più recenti su temi come:
- Dinamiche di popolazione: tassi di riproduzione, mortalità, dispersione giovanile, connettività tra popolazioni separate;
- Monitoraggio non invasivo: uso di fototrappole, analisi genetica da campioni di pelo o feci, telemetria satellitare;
- Gestione dei conflitti: tecniche di prevenzione dei danni, sistemi di recinzione elettrica, indennizzi agli allevatori, protocolli di intervento in caso di orsi problematici;
- Comunicazione e percezione pubblica: come la narrazione mediatica influenza l’atteggiamento delle comunità locali e quali strategie di comunicazione risultano più efficaci;
- Quadro normativo: le direttive europee sulla conservazione della fauna, i margini di flessibilità per le autorità nazionali e regionali, le procedure per la gestione degli esemplari che causano danni ripetuti.
Ogni edizione produce contributi scientifici che alimentano la letteratura internazionale e orientano le politiche di gestione nei decenni successivi. Per chi lavora nella conservazione alpina, seguire questi sviluppi — anche a distanza — è una necessità professionale.
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La distanza geografica non riduce la rilevanza per le Alpi
Pescasseroli è lontana dalle Alpi Ledrensi, geograficamente e climaticamente. Ma i problemi che la conferenza orsi 2026 porta al centro del dibattito internazionale sono gli stessi che si affrontano sulle Prealpi trentine: come garantire la sicurezza delle persone senza compromettere la conservazione di una specie protetta, come costruire fiducia tra istituzioni e comunità montane, come usare i dati scientifici per orientare decisioni che hanno ricadute concrete sulle vite di chi abita la montagna.
Il progetto Life Ursus e la successiva espansione della popolazione trentina di orso hanno prodotto una delle situazioni più studiate d’Europa: una coesistenza possibile ma non priva di tensioni, che richiede aggiornamento continuo degli strumenti di gestione. In questo senso, ciò che emerge da Pescasseroli a settembre 2026 può tradursi, nel medio termine, in indicazioni operative utili anche per il Trentino.
Come seguire i lavori e accedere ai risultati
L’IBA pubblica gli atti delle conferenze e i contributi scientifici attraverso i propri canali istituzionali. Chi opera nel settore della conservazione faunistica in Trentino o Alto Adige può consultare il sito ufficiale dell’associazione per accedere ai materiali prodotti durante l’evento. La pagina ufficiale della conferenza IBA 2026 riporta il programma, le condizioni di partecipazione e i riferimenti per i ricercatori che intendono presentare contributi.
Per le reti di riserve alpine e per gli enti di gestione faunistica del Trentino, seguire questi sviluppi non è un esercizio accademico: è parte di un aggiornamento professionale che ha conseguenze dirette sulla qualità della gestione territoriale e sulla capacità di rispondere, con strumenti aggiornati, a una delle sfide più complesse della conservazione europea.
La coesistenza con i grandi carnivori non si costruisce con le emergenze, ma con anni di ricerca, dialogo e strumenti condivisi. Appuntamenti come questo, anche quando si tengono lontano dalle Alpi, contribuiscono a costruire il terreno su cui quella coesistenza può diventare reale.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








