La Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige amplia il progetto dei vigneti vibrazionali in Trentino, puntando sulla tecnologia della confusione sessuale vibrazionale per contrastare la flavescenza dorata della vite senza ricorrere a trattamenti chimici. L’annuncio dell’espansione arriva nell’ottobre 2026, a quasi un decennio dall’avvio delle prime sperimentazioni, e consolida una traiettoria di ricerca che ha già portato alla creazione di impianti in diverse aziende vitivinicole italiane.
Cosa sono i vigneti vibrazionali e come agiscono sulla flavescenza dorata
La flavescenza dorata è una delle fitopatie più temute nei vigneti europei. Si tratta di una malattia causata da un fitoplasma trasmesso da un insetto vettore, lo Scaphoideus titanus, una cicalina che si nutre sulla vite e diffonde l’agente patogeno da pianta a pianta. Una volta infettata, la vite manifesta ingiallimenti, arrotolamenti delle foglie e mancata maturazione dei grappoli: nei casi più gravi, la pianta muore. In Trentino, come in molte altre regioni viticole italiane, la lotta a questa fitopatia è obbligatoria per legge, il che ha storicamente significato trattamenti insetticidi ripetuti nel corso della stagione vegetativa.
Il progetto sviluppato dalla Fondazione Mach propone un approccio radicalmente diverso: invece di eliminare chimicamente l’insetto, la tecnologia vibrazionale interferisce con la sua comunicazione riproduttiva. Lo Scaphoideus titanus, come molti altri insetti, si accoppia attraverso segnali vibratori trasmessi lungo il fusto e i tralci della pianta. I dispositivi installati nel vigneto emettono vibrazioni artificiali che imitano e disturbano questi segnali, impedendo ai maschi di localizzare le femmine. Il risultato è una riduzione della riproduzione dell’insetto e, di conseguenza, una minore pressione della flavescenza dorata della vite sull’intero appezzamento.
Dal 2017 a oggi: una storia di ricerca lunga quasi vent’anni
Il percorso che ha portato alla creazione del primo vigneto vibrazionale al mondo non è stato breve. La Fondazione Edmund Mach ha impiegato dieci anni di ricerca e studi prima di realizzare, nel 2017, il primo impianto sperimentale. Un lavoro lungo, condotto all’interno del Centro Ricerca e Innovazione dell’istituto di San Michele all’Adige, che ha richiesto la messa a punto dei dispositivi, la comprensione dei segnali vibratori specifici dello Scaphoideus e la verifica dell’efficacia in condizioni reali di campo.
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Dopo tre anni di sperimentazione in campo, sviluppata anche in collaborazione con l’Università di Trento, il progetto ha compiuto un primo passo verso la diffusione: quattro vigneti vibrazionali aggiuntivi sono stati installati presso aziende vitivinicole italiane, trasformando quella che era una prova sperimentale in un sistema applicabile su scala produttiva. Oggi, in Trentino, sono operativi due vigneti vibrazionali, e l’espansione annunciata nell’autunno 2026 punta ad allargare ulteriormente la rete degli impianti.
Il progetto FD SHIELD e i protagonisti della ricerca
L’attuale fase di sviluppo si inserisce nel progetto denominato FD SHIELD — acronimo di Flavescenza dorata: la ricerca in campo per nuove soluzioni nella gestione della fitopatia — che coordina le attività di ricerca sul campo e la sperimentazione di nuove soluzioni tecnologiche. Il progetto è coordinato da Maurizio Bottura, mentre la responsabilità della Plant Defense (Difesa delle Piante) al CRI è affidata a Valerio Mazzoni, project manager del settore.
La struttura del progetto riflette un approccio integrato: non si tratta solo di testare un dispositivo, ma di costruire un sistema di gestione della flavescenza dorata della vite che possa essere replicabile, monitorabile e adattabile a contesti produttivi diversi. Questo spiega perché la collaborazione con le aziende vitivinicole è parte integrante del disegno sperimentale: i vigneti reali, con le loro variabili di microclima, varietà e conduzione agronomica, offrono dati che nessun impianto pilota isolato potrebbe fornire.
Perché questa ricerca è rilevante per il vitivinicolo trentino
Il Trentino è una delle province italiane con la maggiore densità di vigneti in rapporto alla superficie agricola. La viticoltura è qui non solo un’attività economica rilevante, ma un elemento identitario del paesaggio e della cultura locale. La flavescenza dorata della vite rappresenta quindi una minaccia diretta a un settore che vale migliaia di posti di lavoro e che alimenta una filiera di qualità riconosciuta a livello internazionale.
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L’impatto dei trattamenti insetticidi tradizionali non è solo ambientale — con effetti documentati su impollinatori e fauna del suolo — ma anche economico, in termini di costi di produzione e restrizioni sempre più stringenti imposte dalla normativa europea sull’uso dei fitofarmaci. Una tecnologia che consenta di ridurre o eliminare questi trattamenti ha quindi un valore pratico immediato per i viticoltori trentini, oltre che scientifico.
La Fondazione Edmund Mach è da decenni un punto di riferimento per la ricerca applicata in viticoltura a livello nazionale ed europeo. Il fatto che l’istituto di San Michele all’Adige abbia sviluppato e stia espandendo questa tecnologia nel proprio territorio di elezione non è casuale: il Trentino offre una combinazione di competenze scientifiche, disponibilità delle aziende a collaborare con la ricerca e una filiera vitivinicola strutturata che rende possibile il trasferimento tecnologico in tempi relativamente rapidi.
La sfida dell’adozione su scala e i prossimi passi
Nonostante i risultati incoraggianti, la strada verso un’adozione diffusa della tecnologia vibrazionale non è priva di ostacoli. I dispositivi devono essere installati e calibrati con precisione, la gestione richiede competenze specifiche e i costi iniziali restano un fattore da considerare per le aziende più piccole. La sperimentazione in corso serve anche a rispondere a queste domande pratiche: quanto è scalabile il sistema? Quali sono i limiti di efficacia in condizioni climatiche o varietali diverse? Come si integra con le altre pratiche agronomiche del vigneto?
L’espansione degli impianti in Trentino nell’autunno 2026 è un segnale che la Fondazione Mach considera maturo il momento per allargare la base sperimentale e raccogliere dati su una varietà più ampia di condizioni. Il progetto FD SHIELD continua a rappresentare il quadro entro cui questa ricerca si sviluppa, con l’obiettivo dichiarato di offrire ai viticoltori strumenti concreti e verificati per gestire la flavescenza dorata della vite in modo sostenibile. Per saperne di più sul progetto è possibile consultare la scheda ufficiale FD SHIELD sul sito del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Mach.
Quello che è cominciato come un’intuizione scientifica quasi vent’anni fa si sta trasformando in un sistema applicabile nei vigneti reali del Trentino. La tecnologia vibrazionale non è ancora la risposta definitiva alla flavescenza dorata, ma è oggi la sperimentazione più avanzata disponibile per affrontarla senza pesticidi — e il fatto che sia nata e continui a crescere a San Michele all’Adige dice qualcosa di preciso sulla qualità della ricerca agronomica di questo territorio.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








