Prove scientifiche non ce ne sono. Eppure la leggenda, spinta da testimonianze, vecchie cronache e programmi televisivi, continua a vivere a metà tra folclore, turismo e curiosità. “Qui ognuno conosce qualcuno che ha visto qualcosa”, si sente dire spesso sulle rive del lago. Poco, forse. Ma quanto basta per tenere in piedi il mito.
Le radici della leggenda di Bennie arrivano da lontano, dai racconti più antichi legati al Lago di Garda. Pescatori, abitanti dei borghi sulla riva e monaci dell’Isola del Garda avrebbero parlato, nel tempo, di presenze misteriose nelle acque più profonde. Storie passate di bocca in bocca, soprattutto nelle sere d’inverno, tra porti, reti lasciate ad asciugare e osterie affacciate sul lago.
Il Benaco, antico nome del Garda, ha sempre avuto un lato inquieto nel suo immaginario: castelli, battaglie, principi, leggende di paese. In questo scenario si è infilato anche il racconto di un enorme essere acquatico, a metà tra un serpente e un animale preistorico, che secondo alcuni vivrebbe nelle zone più scure del fondale. Da qui il nome Bennie, nato in tempi recenti e legato proprio alla memoria del Benaco.
A chiamarlo così, secondo le ricostruzioni diffuse sul territorio, sarebbe stato Armando Bellelli, originario di Desenzano del Garda e appassionato di storie misteriose. Nell’immaginario locale, però, Bennie non è una minaccia. Viene raccontato come un “guardiano” del lago, timido, schivo, quasi un simbolo di protezione contro inquinamento e uso eccessivo delle sue acque. Una creatura buona, insomma. Ammesso che esista.
Il caso del 1965 alla Baia delle Sirene e l’esplosione mediatica
Il racconto che ha fatto entrare Bennie nella leggenda moderna risale al 17 agosto 1965, vicino alla Baia delle Sirene, sulla sponda orientale del Lago di Garda, non lontano dal borgo di Garda. Secondo quanto riportato negli anni da diverse cronache locali, un gruppo di circa dieci turisti disse di aver visto emergere dall’acqua una creatura lunga oltre dieci metri, con una forma simile a quella di un grande serpente.
La scena, per come è stata tramandata, durò pochissimo: una massa scura in superficie, l’acqua che si muove, poi la sparizione verso il largo o verso il fondo. Alcuni racconti collegano quell’apparizione alle grotte sommerse e ai fondali dell’area dell’Isola del Garda, indicati dalla tradizione come possibile rifugio del presunto animale.
La notizia, ripresa da giornali e racconti popolari, diede forza a un mistero che già circolava nella memoria gardesana. Da quel momento il mostro del Garda cominciò a essere paragonato, quasi inevitabilmente, a Nessie, il celebre abitante leggendario del Loch Ness, in Scozia. Il confronto funzionava: un lago profondo, avvistamenti incerti, nessuna fotografia decisiva, testimonianze sospese tra stupore e dubbio.
Gli avvistamenti dal 2000 a oggi tra Gargnano, Manerba e Garda
Dopo decenni di racconti sparsi, gli avvistamenti di Bennie sarebbero diventati più frequenti dal 2000 in avanti. Le testimonianze citate dalle cronache locali parlano di almeno una quindicina di episodi, anche se nessuno ha portato prove ritenute decisive da studiosi o autorità scientifiche.
Nel 2001, un sub avrebbe raccontato di aver visto una grande sagoma nelle acque davanti a Gargnano, sulla sponda bresciana del lago. Poco dopo, un albergatore della zona di Manerba del Garda riferì un episodio simile, parlando di un animale di dimensioni fuori dal comune apparso in superficie. Dettagli pochi, e non sempre precisi. Ma il passaparola fece il resto.
Un altro racconto molto citato risale al 2013, ancora vicino alla Baia delle Sirene, ormai uno dei luoghi simbolo del mistero. Una famiglia avrebbe visto una creatura lunga oltre quindici metri, descritta come qualcosa “tra un serpente e una balena”. Gli ultimi avvistamenti ricordati dalle ricostruzioni diffuse sul territorio risalgono al 2016 e al 2018. Da allora, il nome Bennie è diventato anche un richiamo per i visitatori: tour in barca, souvenir, gadget e storie raccontate a chi arriva sul lago in cerca di curiosità.
La pista scientifica: pesci siluro, missioni con sonar e mistero irrisolto
La spiegazione più concreta porta ai pesci siluro, specie presente in diversi bacini italiani e capace di raggiungere dimensioni notevoli. Nel Lago di Garda sono stati segnalati esemplari molto pesanti, anche intorno agli 80 chili. Il biologo e divulgatore britannico Jeremy Wade, noto per il programma River Monsters, durante una puntata andata in onda nel 2019 catturò un siluro di oltre 120 chili e circa due metri di lunghezza.
Per molti osservatori, un grosso siluro visto per pochi secondi, magari al tramonto o con l’acqua mossa, potrebbe spiegare almeno una parte degli avvistamenti attribuiti a Bennie. Non tutti, però, considerano questa ipotesi sufficiente. Alcune testimonianze, infatti, parlano di lunghezze molto superiori. Ed è proprio lì che la leggenda torna a prendersi spazio, tra cautela e suggestione.
Negli anni non sono mancate ricerche con sonar, robot subacquei e missioni esplorative per controllare i fondali del Garda. Nessuna indagine, però, ha confermato l’esistenza del mostro. Il mistero resta così sospeso: da una parte la biologia, dall’altra il racconto popolare. In mezzo, il lago. Profondo, opaco, ancora capace di far immaginare qualcosa che si muove sotto la superficie.








