Una finestra previdenziale dedicata alle persone che assistono familiari con disabilità grave, con requisiti chiari e una scadenza da non mancare
Nel 2026 si apre una possibilità concreta per anticipare l’uscita dal lavoro a 59 anni, senza passare dall’Ape Sociale. È una misura previdenziale mirata, pensata per una platea ben definita e spesso invisibile: le donne caregiver, impegnate da anni nell’assistenza quotidiana a un familiare con disabilità grave. Non è una scorciatoia generalizzata, ma un riconoscimento preciso di un lavoro di cura che, lo sappiamo, pesa sul corpo e sul tempo, spesso in silenzio.
La novità riguarda una forma di pensionamento anticipato accessibile solo se si rispettano requisiti stringenti, legati sia alla storia contributiva sia alla situazione familiare. Il punto centrale è l’assistenza continuativa a un familiare convivente con disabilità grave certificata. A questo si aggiunge un elemento temporale decisivo: la domanda va presentata entro il 30 maggio 2026. Superata quella data, la finestra si chiude per l’anno in corso. Nessuna proroga automatica, nessun recupero successivo.
Chi può accedere alla pensione anticipata a 59 anni nel 2026
La misura è rivolta esclusivamente a lavoratrici che si trovano in una condizione ben definita, costruita su tre pilastri: assistenza, famiglia, contributi. Il primo requisito riguarda l’attività di cura. È necessario aver prestato assistenza continuativa da almeno sei mesi a un familiare convivente con disabilità grave, riconosciuta ai sensi della legge 104/1992. Non basta un supporto occasionale o saltuario: l’assistenza deve essere stabile, documentata, riconoscibile.

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Il secondo elemento è di natura familiare. La misura è riservata alle donne che abbiano almeno due figli. È un criterio che restringe ulteriormente la platea, ma che rientra nella logica di un intervento selettivo, pensato per chi ha sostenuto nel tempo un doppio carico, lavorativo e di cura.
Il terzo requisito è contributivo. Serve aver maturato almeno 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2025. Il dato temporale è centrale: eventuali contributi versati nel 2026 non valgono per questa specifica finestra. È quindi essenziale verificare con precisione la propria posizione previdenziale, controllando estratti contributivi e periodi utili già certificati.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la convivenza con il familiare assistito. Deve essere reale e dimostrabile. In pratica, la lavoratrice e la persona con disabilità devono risultare residenti nello stesso stabile, con residenza anagrafica coincidente. Non è indispensabile condividere lo stesso appartamento, ma la convivenza deve emergere in modo chiaro dai registri ufficiali e, se richiesto, da ulteriore documentazione. Questo punto viene verificato con attenzione, perché rappresenta uno dei cardini della misura.
Scadenze, domanda e documentazione da preparare con attenzione
L’accesso alla pensione anticipata a 59 anni non è automatico. Serve una domanda formale all’INPS, da presentare entro e non oltre il 30 maggio 2026. È un termine perentorio. Chi non rispetta la scadenza perde la possibilità di utilizzare questa misura per l’anno in corso, anche se in possesso di tutti i requisiti.
La domanda può essere trasmessa attraverso i canali ufficiali: portale INPS, patronati, servizi di assistenza autorizzati. Considerata la complessità della documentazione richiesta, molti scelgono di farsi affiancare da un patronato, soprattutto per evitare errori formali o mancanze che potrebbero rallentare o compromettere l’istruttoria.
La preparazione dei documenti è un passaggio delicato. Servono le certificazioni sanitarie che attestino la disabilità grave del familiare assistito secondo la normativa vigente. È necessario dimostrare la continuità dell’assistenza e la convivenza, attraverso certificati di residenza e altri atti anagrafici. Va poi ricostruita in modo puntuale la carriera contributiva, verificando che i 35 anni richiesti risultino effettivamente maturati entro la fine del 2025.
È importante muoversi per tempo. Già, perché eventuali incongruenze nei dati contributivi o nella documentazione sanitaria possono richiedere settimane per essere risolte. Arrivare a ridosso della scadenza aumenta il rischio di restare esclusi. La misura nasce per riconoscere un lavoro di cura spesso invisibile, ma richiede precisione, puntualità e attenzione ai dettagli.
Nel 2026 questa finestra rappresenta una possibilità concreta per molte donne che, per anni, hanno tenuto insieme lavoro e assistenza familiare. Una possibilità che passa da una data sul calendario e da documenti ben preparati. E che, se colta in tempo, può cambiare davvero il percorso verso la pensione.
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