La neutralizzazione dei contributi si conferma uno strumento utile per tutelare i lavoratori penalizzati da periodi di reddito basso.
Nel panorama previdenziale italiano, la neutralizzazione dei contributi rappresenta una strategia legale poco conosciuta ma di grande rilevanza per chi si prepara al pensionamento.
Questo meccanismo permette di ricalcolare il trattamento pensionistico escludendo determinati periodi di contribuzione che penalizzano l’importo finale dell’assegno, migliorando così la prestazione economica percepita.
La neutralizzazione dei contributi: cos’è e come funziona
La neutralizzazione dei contributi consente di escludere dal calcolo pensionistico alcuni periodi contributivi che risultano svantaggiosi, senza però invalidare quei contributi ai fini del diritto alla pensione.
In pratica, se un lavoratore ha subito riduzioni salariali, magari per part-time, cassa integrazione, demansionamenti o crisi aziendali, gli anni con retribuzioni più basse vengono “sterilizzati” e sostituiti con periodi più favorevoli.
Questo strumento è applicabile soprattutto a chi rientra nel sistema retributivo o misto, dove l’importo della pensione si calcola sulla base delle retribuzioni percepite in determinati anni. Poiché il sistema contributivo puro basa la pensione esclusivamente sui contributi versati, la neutralizzazione non è di norma applicabile a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996.

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La neutralizzazione si può richiedere solo per i contributi maturati dopo aver acquisito il diritto alla pensione: per la pensione di vecchiaia, ciò avviene dopo almeno 20 anni di versamenti, mentre per la pensione anticipata si devono avere i requisiti contributivi previsti, ovvero 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Chi lascia il lavoro anticipatamente può presentare domanda di ricalcolo solo al raggiungimento dell’età pensionabile di 67 anni.
Chi può usufruire della neutralizzazione e come richiederla
Possono richiedere la neutralizzazione:
- lavoratori con contribuzione antecedente al 1° gennaio 1996, quindi nel sistema retributivo o misto;
- soggetti che negli ultimi anni di lavoro hanno subito una significativa riduzione della retribuzione rispetto alla media precedente;
- lavoratori prossimi al pensionamento che potrebbero ottenere un aumento concreto della pensione grazie all’esclusione di periodi penalizzanti.
La domanda va presentata all’INPS contestualmente alla richiesta di pensione o durante la fase di liquidazione del trattamento, corredata da una documentazione che attesti la riduzione retributiva subita.
L’impatto economico della neutralizzazione sulla pensione
L’effetto della neutralizzazione può essere molto significativo, soprattutto per chi ha avuto una lunga carriera con stipendi medio-alti e ha subito cali retributivi negli ultimi anni lavorativi. L’esclusione dei periodi meno remunerativi può tradursi in un aumento consistente dell’assegno mensile.
L’entità del beneficio dipende da vari fattori: il numero di anni esclusi dal calcolo, la differenza tra le retribuzioni considerate e quelle neutralizzate, e la quota della pensione calcolata con il metodo retributivo. Per questo motivo, si consiglia di valutare la richiesta con l’aiuto di patronati o consulenti previdenziali, in grado di simulare scenari personalizzati e ottimizzare il beneficio.
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