Il rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente, basato sui dati ARPA 2025, indica questa città al primo posto per giorni oltre il limite di PM10.
Qual è la qualità dell’aria che respiriamo nelle città italiane? A questa domanda risponde ogni anno Legambiente con il report Mal’Aria di città 2026, che analizza i dati raccolti dalle diverse ARPA regionali nel corso del 2025. La classifica delle città più inquinate non premia Milano né Roma. In testa c’è Palermo, con 89 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10. Seguono Milano con 66 giorni e Napoli con 54. Il dato centrale su cui si fonda la graduatoria è il numero di giorni in cui le concentrazioni di particolato hanno oltrepassato la soglia consentita dalla normativa vigente.
Il quadro generale mostra un miglioramento rispetto agli anni precedenti, ma le proiezioni al 2030, alla luce dei nuovi standard fissati dall’Unione Europea, indicano criticità diffuse. I numeri raccontano una riduzione dei superamenti, eppure molte città restano sopra i valori che entreranno in vigore nei prossimi anni.
I dati del report Mal’Aria di città 2026 e la classifica delle città più inquinate
Il rapporto Mal’Aria di città 2026 si basa sui dati ufficiali forniti dalle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA). Le centraline distribuite sul territorio misurano la concentrazione di diversi inquinanti atmosferici, tra cui PM10, PM2.5 e biossido di azoto (NO2). Quando si parla di PM, si fa riferimento al particolato sospeso nell’aria: polveri con diametro pari o inferiore a 10 micrometri nel caso del PM10, inferiore a 2,5 micrometri nel caso del PM2.5.
La normativa attualmente in vigore stabilisce che il limite giornaliero di PM10 non debba superare i 50 microgrammi per metro cubo per più di 35 giorni all’anno. Per il PM2.5 non è previsto un limite giornaliero, mentre il limite annuale è fissato a 25 microgrammi per metro cubo. Per il PM10 il valore medio annuale non deve superare i 40 microgrammi per metro cubo.

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La classifica del 2025 si fonda proprio sul numero di giorni oltre il limite giornaliero di PM10. Al primo posto figura Palermo, con 89 giorni sopra soglia. Seguono Milano con 66 giorni, Napoli con 54, poi Ragusa con 61, Frosinone con 55, Lodi e Monza con 48, Cremona e Verona con 44, Modena con 40, Torino con 39, Rovigo con 37 e Venezia con 36.
Il dato numerico evidenzia un miglioramento rispetto agli anni precedenti. Nel 2025 sono stati 13 i capoluoghi di provincia a superare il limite dei 35 giorni. Nel 2024 erano 24, nel 2023 erano 28, nel 2022 erano 29. Nessun capoluogo, secondo il report, ha superato i limiti annuali di PM10, PM2.5 e NO2.
Questo non significa che la situazione sia risolta. Il parametro dei giorni di superamento fotografa una parte del fenomeno, ma la qualità dell’aria resta una questione strutturale, legata a traffico, riscaldamento domestico e attività industriali. I dati 2025 mostrano una tendenza in calo, già, ma la distanza dagli obiettivi futuri resta significativa.
Gli obiettivi europei per il 2030 e le proiezioni sulle città italiane
L’Unione Europea ha fissato nuovi standard per la qualità dell’aria che entreranno in vigore entro il 2030. Il limite giornaliero per il PM10 verrà abbassato a 20 microgrammi per metro cubo, mentre per il PM2.5 il valore di riferimento scenderà a 20 microgrammi per metro cubo su base annuale. Si tratta di soglie più restrittive rispetto a quelle attuali.
Secondo le proiezioni elaborate sulla base dei dati degli ultimi 15 anni, 33 città italiane potrebbero non raggiungere questi obiettivi. In termini percentuali, il 53% dei capoluoghi rischia di non rispettare il futuro limite sul PM10. Per il PM2.5, la percentuale sale al 73%. Per quanto riguarda il biossido di azoto, il 38% delle città potrebbe restare sopra lo standard previsto.
L’Italia figura tra i Paesi europei maggiormente esposti al problema dell’inquinamento atmosferico, in particolare nelle aree urbane e nella Pianura Padana. Il trend registrato nel 2025 indica un miglioramento, ma la riduzione procede con ritmo lento. I valori medi calano, eppure non abbastanza da garantire il pieno rispetto dei parametri che entreranno in vigore tra pochi anni.
Per affrontare il problema, il Piano d’Azione per il Miglioramento della Qualità dell’Aria 2025-2027 prevede misure più stringenti sugli impianti di riscaldamento domestico, limiti sull’uso di determinati combustibili e controlli più frequenti. Sono previste anche campagne di informazione rivolte ai cittadini. Secondo quanto riportato nel dibattito pubblico, permangono criticità legate alle risorse disponibili per il Fondo per il miglioramento della qualità dell’aria.
Il report di Legambiente non si limita a indicare le città in testa alla classifica. Evidenzia una traiettoria: meno superamenti rispetto agli anni precedenti, ma un percorso ancora lungo per allinearsi agli standard europei. I numeri del 2025 mostrano un passo avanti. Le proiezioni al 2030 chiedono uno sforzo più deciso, già nei prossimi anni.
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