Territorio

Ultime sciate davanti alla Marmolada: qui si scende fino al 12 aprile

Sciatori al Passo San PellegrinoSciatori al Passo San Pellegrino - reteriservealpiledrensi.tn.it

Ci sono giornate di fine stagione in cui la neve sembra resistere contro ogni previsione e lo sci continua quando altrove si è già smesso da settimane.

Al Passo San Pellegrino, tra Veneto e Trentino, succede proprio questo: si scia ancora con davanti la parete sud della Marmolada, una presenza che domina tutto e cambia il modo in cui si vive anche una semplice discesa. Non è solo una questione di piste aperte più a lungo, ma di atmosfera, luce, spazio. Qui la stagione non finisce all’improvviso, si allunga, quasi senza farsi notare.

Sciare con la Marmolada davanti cambia tutto

Dal Passo San Pellegrino lo sguardo si muove continuamente tra due riferimenti forti: da una parte la Marmolada, con la sua parete verticale dove la neve non si ferma, dall’altra le Pale di San Martino, che riempiono l’orizzonte con una presenza più ampia, più “aperta”.

In mezzo ci sono le piste, che si sviluppano su pendii larghi, esposti alla luce, con quella sensazione di spazio che non sempre si trova in altre località più affollate. La neve primaverile qui non è un limite, cambia semplicemente il ritmo. Si scia in modo diverso, più morbido, meno aggressivo, ma non per questo meno interessante.

Le piste nere dove si allenano anche le campionesse

Chi cerca qualcosa di più tecnico trova subito terreno adatto. La VolatA è la pista che più di tutte mette alla prova: pendenze che arrivano al 48%, traiettorie da disegnare con attenzione, margine di errore ridotto. Non è un caso se qui si allenano atlete come Sofia Goggia, Federica Brignone e Lindsey Vonn.

La discesa collega Falcade al passo, con oltre 2.400 metri di sviluppo e un dislivello che si sente soprattutto nella prima parte. È una pista che non perdona distrazioni, ma proprio per questo lascia qualcosa, anche a chi non scia a livelli agonistici.

Accanto alla VolatA ci sono altre nere come Col Margherita e Costabella, diverse tra loro ma ugualmente impegnative. La prima alterna tratti panoramici e muri più tecnici, la seconda introduce elementi tipici dello Ski Cross, con salti e cambi di ritmo che rompono la monotonia.

Le piste più scorrevoli e il lato più accessibile

Non tutto però è pensato per chi cerca difficoltà. La pista Monzoni, ad esempio, lavora sulla continuità: pendenza costante, ritmo regolare, curva dopo curva senza strappi evidenti. È una pista che richiede precisione, ma non mette in crisi.

La Laresei invece gioca tutto sul contesto. Si scia circondati da alcune delle cime più riconoscibili delle Dolomiti, con lo sguardo che si apre continuamente. È una discesa che si ricorda più per quello che si vede che per la difficoltà tecnica.

Poi c’è la pista degli Innamorati, un itinerario lungo, quasi una piccola traversata. Undici chilometri che collegano il Col Margherita a Falcade, attraversando boschi, radure e rifugi. Qui il ritmo cambia completamente, diventa più lento, più legato al paesaggio che alla prestazione.

Non solo sci alpino: il fondo e la dimensione più silenziosa

Chi preferisce un’esperienza diversa trova nel Centro Fondo Alochet e nel Centro Fondo Pietro Scola percorsi che si sviluppano tra boschi e spazi più raccolti. Oltre 26 km di tracciati, con anelli di diversa difficoltà, dalla blu alla nera Campo d’Orso, che richiede continuità e gestione dello sforzo.

Qui il ritmo è un altro. Meno velocità, più ascolto. Il silenzio del bosco, il suono degli sci sulla neve, una percezione diversa dello spazio. È una parte della valle che spesso resta in secondo piano, ma che cambia completamente l’esperienza complessiva.

La neve di primavera e quella sensazione che resta

A fine stagione il Passo San Pellegrino assume un carattere particolare. La luce è più piena, i contrasti si accentuano, le piste diventano più morbide. Non è la neve compatta dell’inverno, ma qualcosa di più variabile, che richiede adattamento.

L’aria resta sorprendentemente pulita, quasi sospesa. C’è chi la paragona a quella delle Svalbard, e può sembrare un’esagerazione, ma quando ci si ferma, magari a metà pista, si capisce cosa si intende.

Si continua a sciare fino al 12 aprile, ma il punto non è solo la data. È quella sensazione che la stagione non si sia davvero chiusa, che ci sia ancora spazio per un’ultima discesa, fatta senza fretta, con un’attenzione diversa, come se ogni curva fosse un modo per rimandare la fine ancora un po’.

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