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Stipendio in contanti e scatta la multa fino a € 5000: quando la retribuzione cash diventa un problema

stipendio multaStipendio in contanti, occhio alle multe salate (www.reteriservealpiledrensi.tn.it)

Stipendio in contanti, in alcuni casi può veramente diventare un grande problema di cui tenere conto: scopriamo quando.

Con l’ordinanza n. 6633 del 20 marzo 2026, la Corte di Cassazione è intervenuta in modo puntuale sulla disciplina delle sanzioni relative al pagamento delle retribuzioni in contanti, definendo criteri applicativi destinati ad avere effetti diretti sull’attività ispettiva e sulla gestione dei rapporti di lavoro. La pronuncia si inserisce nel quadro normativo introdotto dalla legge di bilancio 2018, che ha imposto l’obbligo di utilizzare strumenti tracciabili per il pagamento degli stipendi. 

Il caso esaminato e il percorso giudiziario 

La vicenda trae origine da un accertamento della Guardia di Finanza effettuato nel 2019, che aveva rilevato il pagamento sistematico della retribuzione in contanti a una dipendente, con cadenza settimanale. L’Ispettorato Territoriale del Lavoro aveva quindi emesso un’ordinanza-ingiunzione, calcolando la sanzione in base al numero delle singole erogazioni effettuate nel tempo. 

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Quando ricevere uno stipendio può diventare un problema (www.reteriservealpiledrensi.tn.it)

Il datore di lavoro aveva contestato il criterio adottato, sostenendo che le violazioni dovessero essere considerate unitariamente. Tuttavia, sia i giudici di merito sia, in ultima istanza, la Cassazione, hanno confermato la legittimità dell’impostazione seguita dagli organi ispettivi, respingendo il ricorso. 

L’obbligo di tracciabilità delle retribuzioni 

La normativa di riferimento, introdotta dalla legge n. 205 del 2017, stabilisce che la retribuzione debba essere corrisposta esclusivamente tramite strumenti tracciabili, come bonifici, pagamenti elettronici o assegni. Il pagamento in contanti è espressamente vietato, con limitate eccezioni, e la violazione comporta una sanzione amministrativa compresa tra 1.000 e 5.000 euro. 

Le indicazioni operative già fornite dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro avevano chiarito che la sanzione si applica per ogni singolo episodio di pagamento non conforme, con una quantificazione legata alla periodicità delle erogazioni. La pronuncia della Cassazione si colloca in continuità con questo orientamento, rafforzandone la validità interpretativa. 

Ogni pagamento è una violazione autonoma 

Il punto centrale dell’ordinanza riguarda la qualificazione delle singole erogazioni. Secondo la Corte, il concetto di retribuzione implica una prestazione periodica e non un flusso economico unitario. Di conseguenza, ogni pagamento effettuato in violazione delle modalità previste costituisce un illecito distinto. 

Questa interpretazione comporta che la sanzione debba essere applicata per ciascuna corresponsione irregolare, determinando un effetto cumulativo in presenza di comportamenti reiterati nel tempo. Il criterio adottato risponde all’esigenza di rendere effettivo l’obbligo di tracciabilità e di proporzionare la risposta sanzionatoria alla frequenza delle violazioni. 

Escluso il cumulo giuridico delle sanzioni 

Un ulteriore profilo affrontato dalla Cassazione riguarda l’inapplicabilità del cosiddetto cumulo giuridico, previsto dalla legge n. 689 del 1981 per i casi in cui più violazioni derivino da un’unica condotta. Nel caso esaminato, la Corte ha escluso questa possibilità, ritenendo che i pagamenti in contanti effettuati nel tempo configurino condotte autonome e distinte, anche se riconducibili a una medesima scelta gestionale. 

Ne consegue che il regime applicabile è quello del cumulo materiale delle sanzioni, con la conseguente somma delle singole violazioni accertate. L’orientamento conferma un’impostazione già consolidata in materia di illeciti amministrativi, basata sulla distinzione tra un’unica azione e una pluralità di comportamenti ripetuti. 

Effetti sull’attività ispettiva e sui datori di lavoro 

La decisione rafforza il quadro operativo degli organi di controllo, legittimando il personale ispettivo a calcolare la sanzione in funzione del numero delle erogazioni irregolari, indipendentemente dal numero dei lavoratori coinvolti. Per i datori di lavoro, ciò implica una maggiore esposizione al rischio sanzionatorio in caso di violazioni reiterate. 

Sul piano sistematico, la pronuncia conferma la centralità della tracciabilità dei pagamenti come strumento di contrasto al lavoro irregolare e di tutela dei lavoratori, consolidando un indirizzo interpretativo che attribuisce rilievo autonomo a ogni singolo atto di corresponsione della retribuzione. 

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