Si può mangiare carne di venerdì? Secondo un sacerdote in particolare, ci sono delle eccezioni da considerare.
La regola è nota, ma spesso viene interpretata in modo diverso da persona a persona. Il venerdì, per i cattolici, resta un giorno legato all’astinenza dalla carne. Non è un’abitudine recente, ma una pratica consolidata che torna al centro soprattutto nel periodo che precede la Pasqua.
La regola e le eccezioni della carne il venerdì
Secondo quanto ribadito da padre Janusz Koplewski, la linea generale è chiara: il venerdì non si mangia carne. Non si tratta di un divieto assoluto in ogni situazione, ma di una norma che mantiene un valore preciso.

Come gestire l’alimetazione di carne nel modo migliore (www.reteriservealpiledrensi.tn.it)
Le eccezioni esistono. Se il venerdì coincide con una solennità liturgica, è possibile ottenere una dispensa. In quel caso la regola viene sospesa. Non è un cambiamento automatico, ma legato al calendario religioso.
Resta però il principio di base. La carne viene evitata, mentre sono ammessi pesce, uova e latticini. Non è una dieta, ma una scelta legata a un significato più ampio.
Il senso dell’astinenza
Il sacerdote chiarisce anche un punto che spesso genera confusione. Mangiare carne di venerdì non è considerato un peccato grave, ma resta un comportamento che si discosta dalla pratica indicata.
L’astinenza non è pensata come un elenco di divieti. È legata a un’idea di controllo e disciplina personale. Una rinuncia limitata nel tempo, ma ripetuta con regolarità.
Lo stesso padre Koplewski richiama un episodio concreto. In un sanatorio, anni fa, veniva servito pesce il giovedì e carne il venerdì. Una scelta che ha richiesto un intervento diretto per essere corretta. Un dettaglio che mostra quanto questa regola, anche quando sembra secondaria, venga considerata parte della vita quotidiana.
Il caso del Venerdì Santo
Non tutti i venerdì sono uguali. Il Venerdì Santo, nel 2026 previsto il 3 aprile, ha un peso diverso. Qui non si parla solo di astinenza, ma di digiuno.
Il digiuno prevede tre pasti nella giornata, con uno solo completo. Non è una pratica simbolica, ma una regola precisa. Si applica alle persone tra i 18 e i 60 anni, mentre bambini e anziani sono esclusi.
Lo stesso obbligo vale per il Mercoledì delle Ceneri. Due momenti specifici dell’anno, che segnano il calendario liturgico e introducono una forma di disciplina più marcata rispetto ai venerdì ordinari.
Le altre regole meno visibili
Accanto all’astinenza esiste anche il digiuno eucaristico. Chi si prepara a ricevere la Comunione deve astenersi da cibo e bevande per almeno un’ora. Sono esclusi acqua e medicinali.
Anche qui ci sono eccezioni. Malati e anziani non sono tenuti a rispettare questa indicazione. Si tratta di una regola meno discussa, ma ancora presente nella pratica.
Il riferimento normativo resta il Codice di Diritto Canonico. L’astinenza riguarda chi ha compiuto 14 anni. Il digiuno, invece, si applica agli adulti fino ai 60.
Cosa cambia nella vita quotidiana
La differenza si vede nelle abitudini. Per alcuni è una pratica costante, per altri una consuetudine che si riattiva solo in alcuni periodi dell’anno. Il venerdì diventa un giorno diverso anche a tavola.
Non è sempre facile mantenere la regola, soprattutto in contesti familiari o lavorativi dove le abitudini sono diverse. Ed è qui che emergono le interpretazioni personali, le eccezioni, i dubbi.
Resta una struttura precisa, con indicazioni chiare ma non rigide in ogni situazione. Tra norma e pratica quotidiana si inserisce uno spazio di adattamento che, nel tempo, ha cambiato il modo in cui questa tradizione viene vissuta.
Si può mangiare carne di venerdì? Cosa ne pensa un sacerdote (www.reteriservealpiledrensi.tn.it)






