C’è un angolo della nostra amata Capitale che in pochissimi conoscono e che è molto interessante e bello da visitare. Ecco dove si trova
Nel cuore pulsante del centro storico romano, tra il fiume Tevere e le antiche vestigia del Circo Flaminio, si trova uno dei luoghi più suggestivi e ricchi di storia della Capitale.
Questo complesso monumentale rappresenta un vero e proprio palinsesto storico, capace di raccontare con la sua architettura i passaggi epocali dall’antica Roma al Medioevo e fino ai giorni nostri.
Il Portico che in pochi conoscono: un patrimonio architettonico e culturale
Il Portico d’Ottavia è l’unico superstite dei grandi portici che un tempo delimitavano a nord la piazza del Circo Flaminio. Originariamente un vasto quadriportico rettangolare, racchiudeva due templi principali dedicati a Giunone Regina e a Giove Statore, oltre a spazi pubblici e gallerie d’arte a cielo aperto.

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Nel II secolo a.C., il complesso nacque come il porticus Metelli, voluto da Quinto Cecilio Metello Macedonico, che vi collocò opere d’arte greca e statue simboliche, trasformando l’area in un autentico museo all’aperto.
Con l’ascesa di Ottaviano Augusto, tra il 27 e il 23 a.C., il portico fu ricostruito e ampliato, assumendo il nome attuale in onore della sorella Ottavia. Questo intervento monumentale trasformò l’intera zona in un centro religioso, culturale e politico, anticipando i grandi complessi dei Fori Imperiali. I restauri successivi, soprattutto quelli di Settimio Severo e Caracalla nel 203 d.C., hanno lasciato tracce ancora ben visibili, come l’epigrafe dedicatoria sull’architrave e il contrasto tra marmo e laterizio nella facciata.
Dal mercato del pesce alla memoria del Ghetto ebraico
Nel corso del Medioevo, il Portico d’Ottavia assunse una nuova funzione: gli spazi porticati furono trasformati nella Pescheria Vecchia, il principale mercato ittico di Roma fino alla fine dell’Ottocento. Ancora oggi si conserva la pietra di misura, una lastra marmorea che regolava la vendita del pesce in base alle dimensioni. Nell’VIII secolo fu inoltre realizzata la chiesa di Sant’Angelo in Pescheria, edificata sulle strutture del portico, mentre l’area antistante divenne un cimitero stratificato nei secoli successivi.
Con l’istituzione del Ghetto di Roma nel 1555 da parte di papa Paolo IV, il Portico d’Ottavia rimase appena al di fuori della cinta muraria che segregava la comunità ebraica. Tuttavia, influenzò profondamente la toponomastica e i percorsi del quartiere, diventando una soglia simbolica tra “dentro” e “fuori”.
Nel Novecento, dopo le demolizioni ottocentesche e la costruzione degli argini del Tevere, la zona circostante il portico è divenuta uno dei principali luoghi di memoria della comunità ebraica romana, con lapidi commemorative e pietre d’inciampo dedicate alle vittime delle deportazioni nazifasciste del 1943.
Cosa vedere oggi e come raggiungere il Portico d’Ottavia
L’elemento più scenografico è il propileo d’ingresso con le sue quattro colonne corinzie, due delle quali sostituite in epoca tardoantica da un’imponente arcata in laterizio. La zona è facilmente raggiungibile a piedi dal centro, da Piazza Venezia o Largo Argentina, oltre che con i mezzi pubblici come il tram 8 e vari autobus.
Nei dintorni si trovano il Teatro di Marcello, la Sinagoga di Roma con il Museo Ebraico, e la celebre Fontana delle Tartarughe in piazza Mattei. Le vie del Portico d’Ottavia ospitano inoltre numerosi ristoranti e osterie giudaico-romanesche dove è possibile gustare specialità tradizionali come i carciofi alla giudia e il baccalà fritto, simboli della ricca eredità culturale e culinaria del quartiere.
Roma, attraverso il Portico d’Ottavia, offre così un’esperienza unica che fonde storia, arte, memoria e vita quotidiana, testimoniando la complessità e la stratificazione di una città senza tempo.
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