Cattivo odore in casa anche dopo aver pulito tutto: scopri il vero colpevole, è nascosto in ogni angolo.
Certe mattine la cucina sa di qualcosa che non ha un nome preciso. Un misto di grasso vecchio e caffè nuovo, che rimane nell’aria anche dopo aver pulito tutto. Fornelli lavati, pattumiera svuotata, pavimento passato. Eppure l’odore resta lì, come se ci fosse un punto che continua a rilasciarlo, nascosto alla vista. E spesso quel punto è il troppopieno del lavello, quella fessura che sembra inutile ma in realtà è un canale diretto tra l’umidità e l’odore.
Il punto cieco della cucina: come il troppopieno trattiene (e diffonde) gli odori
In ogni lavello c’è un piccolo foro, spesso sotto la linea del bordo. Si chiama troppopieno, e serve a far defluire l’acqua in caso di troppo pieno. Ma in realtà fa molto di più: raccoglie residui invisibili di cibo e sapone, li lascia lì, e crea una tasca d’aria stagnante che diventa il cuore degli odori di cucina. Quando la temperatura sale o si accende la lavastoviglie, il vapore sale e li porta fuori.
Il troppopieno comunica con lo scarico attraverso un condotto interno. In quel piccolo spazio si ferma l’umidità, si accumula biofilm, quella pellicola organica che cattura molecole odorose come una spugna. Il problema è che non lo vediamo e quindi non lo puliamo mai. Ma appena si infila uno scovolino dentro, esce una patina scura che sa di umido e residui vecchi. A quel punto l’aria cambia davvero, e lo capisci subito.

Il punto cieco della cucina: come il troppopieno trattiene (e diffonde) gli odori – reteriservealpiledrensi.tn.it
Il troppopieno diventa attivo proprio quando non ce lo aspettiamo: quando fai scorrere l’acqua o asciughi il lavello, muovi microcorrenti che rilasciano all’esterno quelle molecole intrappolate. Ed è per questo che anche dopo la pulizia, l’odore ritorna. Sembra sparito, poi rientra. Silenzioso, ostinato, familiare.
Come pulire davvero il troppopieno (senza usare prodotti aggressivi)
Serve poco: acqua caldissima, uno scovolino per bottiglie, un vecchio spazzolino, guanti. La soluzione più efficace è semplice: 1 litro di acqua quasi bollente + 2 cucchiai di acido citrico + 1 goccia di detersivo per piatti. Si rimuove la placchetta cromata del troppopieno (basta un cacciavite piatto), si bagna lo scovolino e lo si passa dentro più volte. Si lascia agire, poi si sciacqua con acqua bollente. Una tazza della stessa soluzione può essere versata anche nello scarico, per una pulizia combinata.
È importante non mescolare candeggina con acido o aceto: il gas che si sprigiona è pericoloso. Se il piano cucina è in marmo o pietra calcarea, meglio usare sapone di Marsiglia con acqua calda, evitando sostanze acide.
La frequenza ideale è ogni 2 settimane, o dopo pasti particolarmente elaborati. In lavelli più moderni, il troppopieno è collegato a un tubicino smontabile: basta sfilare la ghiera e sciacquarlo nel lavandino, poi rimetterlo al suo posto. Un piccolo trucco: con una siringa da 60 ml o una bottiglietta con beccuccio si può irrigare bene la fessura senza bagnare tutto.
Se il cattivo odore resiste, si può alternare un ciclo caldo e uno di scovolino per due giorni, senza fretta. Il biofilm non molla subito. Ma quando lo fa, l’aria della cucina cambia davvero. Non serve profumare, basta togliere la causa.
Attenzione anche agli altri complici: la spugna da piatti va cambiata o messa in ammollo ogni 3 giorni con percarbonato o bicarbonato. La guarnizione del frigo trattiene salse e umidità: un cotton fioc con acqua calda e sapone è sufficiente. Il filtro della cappa, se metallico, va smontato e immerso in acqua bollente con sgrassatore; se ai carboni attivi, va sostituito secondo le istruzioni. Anche la pattumiera vuota va lavata con acqua calda e detersivo, e il coperchio va asciugato bene.
Un gesto piccolo, mirato, fa sparire l’odore senza dover coprire nulla. E ti restituisce una cucina che sa di pulito, davvero.
Pulivo ogni angolo ma non bastava: l’errore era in un punto che non guardiamo mai (e fa puzza da morire) - reteriservealpiledrensi.tn.it






