Le Dietary Guidelines for Americans 2025–2030, ha riacceso un acceso dibattito internazionale sulle scelte alimentari.
Queste linee guida rappresentano un tentativo di riformulare radicalmente i modelli nutrizionali tradizionali statunitensi, puntando a invertire l’approccio classico della piramide alimentare.
Al centro delle nuove indicazioni vi è una piramide alimentare “capovolta” che pone in evidenza un maggiore consumo di proteine, latticini interi e grassi, mentre i cereali integrali sono relegati alla sommità, in una posizione tradizionalmente riservata agli alimenti da consumare con moderazione. Lo slogan ufficiale “mangia cibo vero” evidenzia l’obiettivo di privilegiare alimenti integrali e nutrienti, riducendo drasticamente quelli ultraprocessati.
Questa scelta nasce dalla constatazione del fallimento delle precedenti linee guida nel contrastare la crescita di obesità, diabete e malattie croniche negli Stati Uniti. Tuttavia, la nuova impostazione ha suscitato molte critiche, soprattutto in relazione all’aumento del consumo proteico e alla rivalutazione dei grassi saturi di origine animale.
Critiche scientifiche e culturali alle nuove linee guida
L’Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi (AIGO) ha definito le linee guida una sorta di “rimescolamento non sempre chiaro di principi già noti” che rischia di generare confusione. Il presidente di AIGO Sicilia, dottor Maurizio Vinti, ha sottolineato l’incongruenza tra la rappresentazione grafica della piramide e le raccomandazioni testuali, evidenziando come collocare i cereali integrali in cima alla piramide – dove si trovano gli alimenti da limitare – possa indurre malintesi.
Inoltre, le quantità di proteine raccomandate (1,2-1,6 grammi per chilo di peso corporeo) superano quelle consigliate per una popolazione sedentaria e l’enfasi su latticini interi e grassi animali appare culturalmente difficile da trasferire in contesti come quello italiano, dove prevale un diverso modello alimentare.
La Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) esprime preoccupazione soprattutto per la rivalutazione dei grassi saturi e l’aumento della quota proteica, giudicati non supportati da evidenze consolidate sugli effetti a lungo termine. La SINU insiste sul fatto che un incremento proteico non differenziato tra fonti animali e vegetali può comportare rischi sanitari, soprattutto in popolazioni già abituate a consumare carne quotidianamente.
Le ricerche scientifiche indicano infatti che le proteine di origine vegetale e il pesce sono associate a esiti di salute più favorevoli rispetto a una dieta ricca di carne rossa, specie se lavorata. Analogamente, la definizione dei grassi animali come “salutari” è contestata, poiché l’aumento del colesterolo HDL non compensa il maggior rischio aterogeno legato ai grassi saturi, che restano da limitare secondo le principali linee guida internazionali.
Inoltre, la SINU rileva contraddizioni interne al modello: i cereali integrali, pur essendo un alimento consigliato quotidianamente, sono relegati in cima alla piramide, mentre legumi, frutta e verdura sono scarsamente rappresentati.

Il confronto con la dieta mediterranea e le voci critiche (www.reteriservealpiledrensi.tn.it)
Il modello statunitense si pone in netto contrasto con la dieta mediterranea, un approccio alimentare consolidato e validato scientificamente, basato su frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e grassi vegetali salutari come l’olio extravergine di oliva. Questa dieta integra anche aspetti culturali, di biodiversità e sostenibilità, offrendo un modello equilibrato e preventivo.
Tra le critiche più autorevoli spicca la posizione di Christopher Gardner, nutrizionista della Stanford University, che ha definito la nuova piramide alimentare come una scelta contraria a decenni di evidenze scientifiche. Gardner sottolinea la mancanza di distinzione tra proteine animali e vegetali e la scarsa attenzione alla qualità dei grassi, evidenziando il rischio di inviare messaggi fuorvianti in un contesto in cui le diete già privilegiano carne e cibi ultraprocessati.
L’epidemiologo Franco Berrino, ex direttore del dipartimento di medicina preventiva dell’Istituto tumori di Milano, riconosce il merito di alcuni aspetti delle linee guida, come l’attacco agli alimenti ultraprocessati, ma critica l’enfasi sulle proteine, giudicandola eccessiva rispetto ai fabbisogni reali. Berrino richiama inoltre l’attenzione sulla questione del consumo di latticini interi e sull’ambiguità del messaggio riguardante i grassi animali, sottolineando la mancanza di indicazioni pratiche sulle porzioni.
Un altro punto critico riguarda il consumo di alcol, per il quale le nuove linee guida invitano semplicemente a “limitarlo”, senza una posizione netta. Secondo Berrino e le evidenze più recenti, non esiste un livello di consumo privo di rischio, soprattutto in relazione al cancro.
La rivoluzione della piramide alimentare capovolta(www.reteriservealpiledrensi.tn.it)






