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Perdere l’assegno di mantenimento ora è facilissimo: la nuova sentenza mette tutti in allarme

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Mantenimento negato se ti beccano a fare questo: la Cassazione dà valore legale alla prova dell’investigatore

Chi nasconde un’attività lavorativa mentre chiede il mantenimento all’ex coniuge ora rischia grosso. Con l’ordinanza 617/2026, la Corte di Cassazione ha stabilito che le indagini condotte da investigatori privati possono rappresentare prove determinanti nei giudizi di separazione. Se confermate in aula dalla testimonianza diretta del professionista, queste indagini acquistano piena efficacia processuale. In particolare, se viene dimostrato che il richiedente svolge un’attività lavorativa in modo regolare, pur dichiarandosi disoccupato o indigente, il diritto all’assegno di mantenimento decade automaticamente.

È quanto accaduto in un caso emblematico che ha portato la Suprema Corte a esprimersi con chiarezza sul ruolo sempre più centrale delle agenzie investigative nelle cause di famiglia. L’evidenza fotografica, la documentazione cronologica degli spostamenti e la regolarità del lavoro svolto sono stati elementi ritenuti più che sufficienti per dimostrare l’autonomia economica della persona che aveva richiesto il sostegno economico post-separazione.

Il caso esaminato dalla Corte e il peso delle prove raccolte

La vicenda riguarda una donna che, dopo la separazione, aveva chiesto all’ex marito un contributo economico mensile. Il tribunale di secondo grado le aveva negato l’assegno, basandosi sulla relazione redatta da un investigatore privato incaricato proprio dall’ex coniuge. La donna ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che quel documento non provava un impiego stabile né garantiva la continuità lavorativa richiesta per escludere il diritto al mantenimento.

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Il caso esaminato dalla Corte e il peso delle prove raccolte – reteriservealpiledrensi.tn.it

La Corte di Cassazione, però, ha confermato il giudizio precedente, ritenendo le indagini svolte valide e sufficienti. Il rapporto investigativo aveva messo in luce la presenza quotidiana della donna presso un’agenzia immobiliare, documentata con fotografie, orari e descrizioni dettagliate. Ma ciò che ha fatto la differenza è stata la testimonianza in aula dell’investigatore, chiamato a riferire in prima persona sulle attività osservate. Il giudice ha ritenuto che la donna si fosse “proficuamente attivata” per raggiungere la propria indipendenza economica e, di conseguenza, non fosse più titolata a ricevere alcun contributo economico.

Il principio ribadito è chiaro: non conta se il lavoro sia a tempo pieno o precario, basta che ci sia una dimostrata capacità lavorativa attiva e una concreta inserzione nel mondo del lavoro. Questo basta per escludere lo stato di bisogno e, quindi, per far cadere il presupposto che giustificherebbe l’assegno.

La testimonianza dell’investigatore diventa chiave nei processi di separazione

Uno degli elementi più rilevanti della decisione riguarda proprio la modalità con cui la prova investigativa diventa legalmente rilevante. La relazione scritta da sola non basta, ma se viene integrata da una deposizione diretta in aula, assume valore pari a quello di una testimonianza oculare.

Nel caso esaminato, l’investigatore ha raccontato con precisione i giorni, gli orari, i movimenti e le abitudini lavorative della donna, confermando sotto giuramento quanto riportato nel dossier. Questo ha trasformato la sua relazione da semplice documentazione privata a elemento probatorio a tutti gli effetti, capace di smentire la versione presentata dalla controparte.

Secondo la Corte, il racconto dettagliato e coerente del professionista, supportato da metodi riconosciuti e strumenti fotografici oggettivi, ha valore giuridico pieno. È una cronaca documentata, non un’opinione. E in quanto tale, permette al giudice di valutare con chiarezza la reale condizione economica di chi richiede il mantenimento.

La pronuncia ha conseguenze concrete per chi si appresta ad affrontare un processo di separazione: chi dichiara falsamente una condizione di disoccupazione corre il rischio concreto di perdere ogni forma di sostegno. Non solo: rischia di essere smentito in aula da prove esterne, raccolte in modo lecito da professionisti incaricati legalmente.

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