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Pensione, se ti mancano 1 o 2 anni non fare questo errore: rischi di compromettere l’assegno

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Molti sbagliano a un passo dal traguardo: ecco cosa valutare davvero per non perdere mesi contributivi

Quando si è vicini al requisito per la pensione, gli errori più gravi si commettono proprio sul finale. Spesso si sottovaluta un dettaglio fondamentale: non conta solo quanto si prende di NASpI, ma se quei mesi contribuiscono davvero a completare i versamenti. Il rischio, quando il lavoro finisce e mancano uno o due anni all’uscita, è trovarsi davanti a una scelta improvvisa: NASpI mensile, partita IVA o versamenti volontari. Ogni opzione ha pro e contro. Conoscerli, e capire come funzionano nel dettaglio, può fare la differenza tra centrare i requisiti o rimanere fuori per pochi mesi.

NASpI e contributi: quando valgono e quando no

La NASpI mensile copre periodi di inattività con contributi figurativi riconosciuti dall’INPS. Questo significa che non si versano soldi, ma il tempo vale comunque per la pensione: sia per il diritto che per il calcolo dell’importo. Attenzione, però: questa regola non vale se si sceglie l’opzione della NASpI anticipata. In quel caso, chi riceve tutto l’importo in un’unica soluzione (ad esempio per avviare un’attività autonoma) perde i contributi figurativi.

Non basta quindi chiedersi se convenga ricevere i soldi subito o a rate. Bisogna chiedersi se quei mesi servono anche ai fini pensionistici. E in tanti casi, la NASpI anticipata può far perdere mesi utili, senza che ci si renda conto delle conseguenze reali.

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NASpI e contributi: quando valgono e quando no – reteriservealpiledrensi.tn.it

Un altro aspetto spesso ignorato riguarda la durata della NASpI. Non tutti hanno diritto a due anni pieni. La durata dipende dalle settimane lavorate (e accreditate) nei quattro anni precedenti. Questo significa che chi ha avuto periodi di disoccupazione o lavoro discontinuo potrebbe ricevere meno di quanto si aspetta. Fare una simulazione prima di decidere è fondamentale.

Partita IVA o contributi volontari? Le due strade alternative per non restare scoperti

Molti valutano di aprire una partita IVA per “continuare a versare” e non sprecare mesi senza contributi. Una scelta legittima, ma da affrontare con dati chiari. Iscriversi alla Gestione Separata dell’INPS non significa versare automaticamente: i contributi si pagano in base ai compensi dichiarati, con aliquote che variano (26,07% per chi non ha altre coperture, 24% per chi è già pensionato o assicurato altrove).

Tradotto: se non hai incarichi reali o redditi sufficienti, la partita IVA non genera contributi utili, ma solo costi e adempimenti fiscali. Inoltre, chi percepisce la NASpI deve comunicare all’INPS ogni attività autonoma tramite NASpI-Com. Anche in assenza di redditi, va indicato un reddito presunto (anche pari a zero). L’omissione può comportare la sospensione o la revoca della NASpI.

Chi decide di aprire una partita IVA durante la NASpI deve quindi essere pronto a gestire le comunicazioni INPS, a calcolare correttamente le compatibilità, e a evitare sovrapposizioni che potrebbero invalidare il sussidio.

L’altra opzione, meno nota ma molto utile, è la richiesta di contributi volontari. L’INPS consente – a determinate condizioni – di ottenere l’autorizzazione a versare volontariamente per coprire periodi di inattività. È una soluzione che richiede un esame della propria posizione assicurativa, ma che può garantire copertura piena e regolare, senza dover aprire un’attività. Ha un costo, certo, ma può essere più sostenibile e più efficace di altre scorciatoie.

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