Lavorare dopo la pensione senza aumentare troppo le tasse: come funziona il regime forfettario e quanto si può risparmiare davvero.
Sempre più pensionati in Italia scelgono di proseguire un’attività lavorativa dopo aver raggiunto il pensionamento. Le ragioni sono spesso concrete: mantenere un ruolo attivo oppure integrare un assegno pensionistico che, da solo, non copre tutte le spese quotidiane.
Il problema nasce quando il nuovo reddito si somma a quello da pensione. Il cumulo dei redditi determina infatti un aumento della base imponibile Irpef e può far scattare uno scaglione fiscale più alto, con una percentuale di tassazione maggiore sulla parte eccedente del reddito.
Molti pensionati rinunciano quindi a lavorare pensando che le imposte assorbano quasi completamente il guadagno aggiuntivo. In realtà il meccanismo fiscale non funziona in modo penalizzante in senso assoluto: si pagano più tasse perché si guadagna di più. Esiste però una soluzione legale che permette di limitare l’impatto fiscale, evitando che pensione e reddito da lavoro vengano tassati insieme.
Contratto da dipendente dopo la pensione: perché le tasse aumentano
Quando un pensionato decide di lavorare con un contratto di lavoro dipendente, il reddito percepito si somma integralmente alla pensione ai fini Irpef. Questo passaggio è determinante perché modifica la fascia di tassazione complessiva. Prendendo un caso concreto, un pensionato con una pensione lorda annua di 25.000 euro che percepisce altri 23.000 euro lordi da lavoro dipendente raggiunge un reddito complessivo di 48.000 euro.

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Su questo importo si applicano le aliquote progressive: Il 23% sui primi 28.000 euro genera un’imposta pari a 6.440 euro. Il 33% sulla parte compresa tra 28.000 e 48.000 euro produce ulteriori 6.600 euro di Irpef.
L’imposta totale arriva così a 13.040 euro, lasciando un reddito netto di circa 34.960 euro, senza considerare addizionali regionali e comunali.
Il punto centrale è che pensione e stipendio vengono trattati come un unico reddito. Questo comporta il passaggio allo scaglione Irpef superiore, aumentando la pressione fiscale complessiva anche se le due entrate derivano da fonti diverse. Va ricordato che, anche dopo la pensione, restano obbligatori i contributi previdenziali, che potranno successivamente incidere sull’aumento dell’assegno pensionistico attraverso supplementi contributivi.
Partita IVA in regime forfettario: come evitare il cumulo fiscale
Una strada spesso poco considerata riguarda l’avvio di un’attività autonoma con partita IVA in regime forfettario. In questo caso cambia completamente il meccanismo di tassazione.
Il reddito da pensione continua a essere tassato con l’Irpef ordinaria, mentre il reddito da lavoro autonomo viene assoggettato a una imposta sostitutiva, evitando il cumulo tra le due tipologie di reddito. Con una pensione annua di 25.000 euro, l’Irpef resta pari a circa 5.750 euro applicando l’aliquota del 23%.
Il reddito da lavoro autonomo di 23.000 euro, invece, non entra nella stessa base imponibile. Nel regime forfettario si applica l’imposta del 5% su una quota ridotta del fatturato, determinata dal coefficiente di redditività, che può arrivare fino al 78% a seconda dell’attività svolta. Nell’ipotesi più onerosa, la base imponibile diventa 17.940 euro, sulla quale l’imposta sostitutiva ammonta a circa 897 euro.
A questa cifra si aggiungono i contributi previdenziali, pari al 24% se versati alla Gestione Separata per soggetti già pensionati, cioè circa 4.305 euro. Il risultato finale cambia in modo significativo. Sommando pensione e attività autonoma, il reddito netto complessivo arriva a circa 37.048 euro, ovvero quasi 3.000 euro in più rispetto alla soluzione del lavoro dipendente.
Per accedere al regime forfettario è necessario rispettare alcuni requisiti, tra cui un reddito da pensione non superiore a 35.000 euro annui, limite che consente di mantenere il beneficio fiscale. La scelta della modalità lavorativa dopo il pensionamento incide quindi direttamente sulla tassazione finale. Comprendere il funzionamento del cumulo reddituale e delle imposte sostitutive permette di valutare con maggiore precisione la convenienza reale del proseguimento dell’attività lavorativa.
Meno tasse, più netto: i trucchi legali per chi lavora dopo la pensione - reteriservealpiledrensi.tn.it






