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Ma chi l’ha detto che dietro al divano ci va solo la parete? Gli arredatori riprogettano la sala e raddoppiano lo spazio

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Dal filtro visivo alla libreria bifacciale, il divano al centro stanza cambia il living e richiede scelte precise su arredi, altezze e proporzioni.

Negli ultimi anni il divano al centro stanza ha smesso di essere un’eccezione progettuale. Nei soggiorni contemporanei e negli open space, il sofà non si appoggia più alla parete ma diventa un vero elemento di separazione tra zone funzionali. Questa scelta modifica l’equilibrio dello spazio e apre una domanda concreta: cosa inserire dietro? Il cosiddetto mobile dietro al divano non è un accessorio casuale, ma una parte strutturale del progetto d’arredo. Librerie, consolle, madie e sistemi modulari ridefiniscono il living senza costruire pareti. Lo spazio resta aperto, eppure organizzato.

Nel linguaggio dell’architettura d’interni, non esiste un termine tecnico unico. Si parla di arredi retro divano, elementi retrostanti o mobili di separazione. La funzione è chiara: creare un filtro visivo che suddivide soggiorno e zona pranzo, area relax e ingresso, senza interrompere la continuità. Non a caso, nei cataloghi dei brand questi elementi rientrano nei sistemi giorno modulari, nelle librerie bifacciali o nei contenitori bassi. Il retro del divano è uno spazio flessibile, non codificato, da interpretare in base alle proporzioni dell’ambiente.

Idee e soluzioni più utilizzate nei soggiorni contemporanei

Il retro del divano è uno spazio spesso trascurato. Eppure può diventare un punto chiave del soggiorno. La scelta del mobile dipende da dimensioni, luce, stile e funzioni richieste. In un open space, ad esempio, il mobile dietro al divano agisce come divisorio leggero tra area living e sala da pranzo. In un ambiente più compatto, invece, aggiunge superfici d’appoggio e contenimento extra.

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La libreria dietro al divano, soprattutto se a giorno o bifacciale, è tra le soluzioni più adottate. Non chiude lo spazio, lascia passare la luce e crea un ritmo visivo ordinato. Nei soggiorni ampi può estendersi in altezza fino al soffitto, diventando un elemento architettonico. Nei contesti piccoli è preferibile una struttura leggera, con vani aperti.

La consolle stretta rappresenta una soluzione funzionale. Con una profondità ridotta, permette di appoggiare lampade, libri o oggetti decorativi senza occupare troppo spazio. L’effetto è discreto, ordinato. In alternativa, una madia bassa o un mobile contenitore offre spazio per stoviglie, tessili e oggetti quotidiani, integrando estetica e praticità.

Sempre più diffuso è il mobile bar o angolo cocktail dietro al divano, specie nei living contemporanei. Questa soluzione introduce un elemento conviviale senza creare ingombro. In ambienti flessibili, una panca contenitore può funzionare sia come seduta aggiuntiva sia come spazio chiuso per riporre oggetti.

Il mobile dietro al divano non dovrebbe essere percepito come riempitivo. Se progettato con proporzioni corrette, migliora la funzionalità dello spazio, organizza i flussi e valorizza il sofà come fulcro centrale. Non è un dettaglio decorativo, è una scelta strutturale che modifica la percezione dell’intero ambiente.

Altezza, proporzioni e scelta del divano

L’altezza del mobile dietro al divano incide sull’equilibrio visivo. Non esiste una misura unica valida per tutti, ma alcune indicazioni aiutano a evitare errori. In generale, un mobile basso tra 60 e 90 centimetri mantiene una sensazione di apertura e non copre lo schienale del sofà. Madie e contenitori bassi rientrano in questa fascia.

Una consolle può raggiungere i 75-85 centimetri, allineandosi all’altezza di un tavolo. Questa proporzione consente di inserire lampade da appoggio senza interferire con la vista. Le librerie alte, invece, richiedono attenzione: se troppo massicce, rischiano di comprimere l’ambiente. In open space ampi possono diventare un elemento scenografico. In stanze ridotte possono risultare opprimenti.

Il riferimento principale resta l’altezza dello schienale del divano. Un mobile troppo alto rispetto al sofà ne riduce l’impatto visivo. Uno troppo basso può apparire casuale, quasi scollegato. Il dialogo tra proporzioni è fondamentale. Lo sappiamo, basta uno scarto di pochi centimetri per alterare l’equilibrio.

Anche la scelta del divano cambia quando si prevede un mobile retrostante. Il retro del sofà diventa visibile. È preferibile optare per un modello con schienale rifinito, non pensato solo per essere appoggiato a parete. La distanza tra divano e mobile dovrebbe essere compresa tra 60 e 80 centimetri, così da consentire il passaggio agevole. In soggiorni più ampi questo spazio può trasformarsi in una vera zona di servizio.

La coerenza stilistica incide quanto le misure. Un divano minimalista dialoga con una libreria leggera in metallo o vetro. Un sofà classico si abbina meglio a una madia in legno. Il colore può creare armonia oppure contrasto studiato. Ogni scelta modifica la lettura dello spazio.

Quando il soggiorno integra anche zona pranzo o area studio, il mobile dietro al divano assume una funzione di separazione funzionale. Definisce confini senza erigere muri. È una soluzione progettuale che unisce estetica e praticità, trasformando il retro del sofà in un elemento attivo del living contemporaneo. Non è più uno spazio vuoto. È parte del progetto.

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