Un controllo all’estratto contributivo cambia il destino di un anziano: quando i versamenti riemergono, la pensione può trasformarsi in un maxi arretrato.
Per anni ha vissuto con un sostegno economico minimo, convinto di non aver maturato i requisiti per una pensione vera e propria. A 75 anni, però, un semplice controllo ha ribaltato la situazione. Quella che sembrava una storia di rinuncia si è trasformata in un caso emblematico di diritti previdenziali rimasti inespressi.
Il protagonista è un uomo residente a Genova che, fino a poche settimane fa, non aveva mai percepito un assegno pensionistico. Non per mancanza di lavoro, ma per una vicenda contributiva rimasta nell’ombra. Oggi si ritrova con oltre 106.000 euro di arretrati e una pensione mensile di circa 1.400 euro.
Una cifra importante, che non nasce da un regalo dello Stato ma dal recupero di contributi effettivamente versati nel corso della vita lavorativa. E proprio qui sta il punto centrale: conoscere la propria posizione previdenziale può fare la differenza.
Il controllo decisivo
L’uomo si è rivolto a un patronato per verificare se potesse accedere alla pensione sociale, misura assistenziale destinata a chi si trova in condizioni economiche difficili e non ha la pensione ordinaria. Durante l’analisi dell’estratto contributivo, le operatrici hanno individuato periodi di lavoro svolti in ambito marittimo.

Anche a 75 anni, la pensione può riservare sorprese inattese – reteriservealpiledrensi
Nel settore della navigazione, i contributi vengono registrati con modalità particolari e talvolta non risultano immediatamente visibili nella posizione previdenziale. Recuperando il libretto di navigazione e ricostruendo correttamente la carriera lavorativa, è emerso che quei periodi erano utili ai fini della pensione di vecchiaia.
In altre parole, l’uomo aveva già maturato il diritto alla pensione, ma nessuno aveva mai presentato la domanda né verificato in modo approfondito la sua situazione contributiva.
A questo punto però è importante chiarire un aspetto tecnico: il diritto alla pensione si consolida quando vengono raggiunti determinati requisiti di età e di contributi. Tuttavia, l’assegno non parte automaticamente. Occorre presentare una domanda all’ente previdenziale.
Se il diritto esiste da anni ma non è mai stato richiesto, è possibile ottenere anche gli arretrati. In questo caso, la ricostruzione contributiva ha permesso di riconoscere una pensione mensile di circa 1.400 euro e di liquidare oltre 100.000 euro relativi alle mensilità non percepite in precedenza.
Si tratta di somme spettanti per legge, perché fondate su contributi effettivamente versati durante l’attività lavorativa. Molti cittadini, soprattutto anziani, non hanno piena consapevolezza della propria storia contributiva. Carriere frammentate, lavori stagionali, periodi all’estero o in settori speciali – come quello marittimo – possono rendere più complessa la lettura della posizione previdenziale. In altri casi, si ritiene erroneamente di non avere abbastanza contributi e si rinuncia a verifiche approfondite. È un errore che può costare caro.
Controllare periodicamente l’estratto conto contributivo, chiedere una simulazione della pensione futura e verificare eventuali “buchi” sono operazioni fondamentali. Anche a distanza di anni, è possibile sanare omissioni o ricostruire periodi lavorativi che risultano mancanti.
Controllare la propria pensione può far emergere arretrati insospettabili - 






