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Legge 104, cambia tutto nel 2026: se non conosci la nuova 106 rischi di restare fuori

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Legge 104: dal 2026 entrano nuove regole con la 106. Permessi extra, congedo 24 mesi e smart working. Chi rischia di restare fuori?

Il mercato del lavoro italiano affronta una fase di forte mutamento. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento dei casi di malattie croniche e oncologiche impongono nuove tutele. Con l’arrivo della Legge 106/2025, cambia lo scenario per migliaia di lavoratori fragili. La norma non sostituisce la storica Legge 104/1992, ma ne rafforza le misure, ampliando la protezione per chi affronta patologie gravi e punta a rendere sostenibile l’inclusione lavorativa attraverso permessi retribuiti aggiuntivi, congedi lunghi non retribuiti, priorità nello smart working e diritti estesi ai lavoratori autonomi.

Nuovi diritti, più tutele: chi può accedere e cosa prevede la riforma

Il primo aspetto centrale riguarda chi può beneficiare delle nuove misure. La legge si rivolge ai lavoratori dipendenti pubblici e privati con invalidità pari o superiore al 74%, riconoscendo anche le malattie rare tra i casi prioritari. I genitori di minori malati gravi, come affetti da patologie oncologiche o degenerative, sono inclusi.

I dati sono eloquenti: nel 2023 le richieste per permessi legati alla disabilità sono aumentate del 18%, mentre quelle per assistenza a familiari fragili hanno registrato un +14%. La legge nasce per rispondere alla crescita delle domande, evitando che la malattia si traduca in esclusione definitiva dal mondo del lavoro.

Uno dei punti cardine è l’introduzione di 10 ore retribuite annue, che si sommano ai 3 giorni mensili già previsti dalla 104. Servono per effettuare visite mediche, analisi, cure specialistiche. Il lavoratore riceve l’intero importo in busta paga, anticipato dall’azienda e recuperato tramite Inps. Vale anche per i genitori con figli malati.

Legge 106

Nuovi diritti, più tutele: chi può accedere e cosa prevede la riforma – reteriservealpiledrensi.tn.it

C’è poi il congedo fino a 24 mesi: il lavoratore può sospendere l’attività fino a due anni, anche in modo frazionato. Non percepisce stipendio né contributi, ma può versare in autonomia i contributi previdenziali. È una tutela occupazionale pura, che consente di non perdere il lavoro, ma resta accessibile solo a chi può permetterselo economicamente.

Infine, lo smart working: i lavoratori fragili hanno priorità di accesso al lavoro da remoto, se la mansione lo consente e se non esistono impedimenti organizzativi. Non è un diritto automatico, ma un principio di preferenza che punta a valorizzare la flessibilità per favorire il reinserimento dopo una lunga malattia.

Lavoratori autonomi, digitalizzazione e date chiave: come funziona davvero la legge 106

Una delle novità più rilevanti è l’apertura anche al lavoro autonomo. I professionisti e collaboratori continuativi possono sospendere l’attività per massimo 300 giorni l’anno in caso di patologie gravi. Durante lo stop, la posizione contributiva resta attiva, evitando penalizzazioni previdenziali. Non è prevista una copertura di reddito, ma si riconosce il diritto alla tutela sanitaria anche per chi non è dipendente.

Sul piano pratico, il sistema punta sulla digitalizzazione. Il medico di base o specialista invia i dati tramite il Sistema Tessera Sanitaria, che alimenta il Fascicolo Sanitario Elettronico. L’Inps riceve e verifica tutto in formato digitale. L’obiettivo è ridurre i tempi ed eliminare passaggi cartacei. Per questo sono stati stanziati 500.000 euro nel 2026 per aggiornare le piattaforme Inps.

Le date di entrata in vigore sono differenziate:

  • Il congedo di 24 mesi è attivo dal 9 agosto 2025, data della pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale.

  • Le 10 ore di permesso retribuito scattano dal 1° gennaio 2026, per esigenze di bilancio.

  • Per il settore scolastico, sono stati previsti 1,24 milioni di euro annui per le supplenze del personale assente.

  • È stato istituito un fondo da 2 milioni all’anno presso il Ministero dell’Università per premi di laurea dedicati a studenti e ricercatori nel campo delle malattie oncologiche.

La legge però non è esente da criticità. Il congedo non retribuito rischia di creare una disparità tra chi ha mezzi economici propri e chi vive solo del proprio stipendio. Lo smart working resta vincolato a decisioni aziendali e, nelle piccole imprese, potrebbe restare inapplicato. La sfida vera sarà l’attuazione concreta, soprattutto nei settori più rigidi.

Resta però un passaggio importante: per la prima volta, la fragilità fisica e sanitaria viene riconosciuta come parte integrante del diritto al lavoro, non solo come oggetto di assistenza.

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