Lo vedi da lontano e per qualche secondo non torna, un campanile in mezzo all’acqua, senza chiesa, senza paese attorno, solo lui, fermo, verticale, come se fosse rimasto indietro rispetto a tutto il resto.
Non è un effetto ottico, non è nemmeno una stranezza naturale, è quello che resta di un paese che non esiste più, Curon Venosta, oggi sotto il Lago di Resia.
Cosa è successo davvero sotto quell’acqua
Negli anni Cinquanta, quando ancora si ricostruiva dopo la guerra, qui si è deciso di cambiare tutto, una diga, un progetto energetico, una scelta che ha ridisegnato il territorio, sulla carta funzionava.
Nella realtà ha significato un’altra cosa, l’acqua ha coperto case, strade, campi, tutto, fino a 22 metri di profondità, il paese è sparito, letteralmente, e quello che oggi si vede è solo il campanile della chiesa del Trecento, lasciato lì perché abbatterlo sarebbe costato troppo, o forse perché nessuno voleva davvero farlo.
Gli abitanti se ne sono andati, non per scelta, hanno protestato, resistito, poi hanno costruito una nuova Curon poco distante, ma il punto è che quel pezzo di storia è rimasto sotto il lago, non è stato ricostruito, non è stato spostato, è rimasto lì.
Quel campanile cambia a seconda del momento
D’estate sembra quasi una fotografia, l’acqua si muove, il vento è costante, il lago non è mai davvero fermo, e quel campanile resta al centro, isolato, immobile, mentre tutto intorno cambia.
In inverno è diverso, molto più netto, quando il lago ghiaccia ci si può arrivare a piedi, letteralmente, e cambia tutto, perché non lo guardi più da lontano, ci sei accanto, lo tocchi con gli occhi, ne senti il peso, capisci quanto sia strano trovarsi lì.
C’è anche una storia che gira da anni, quella delle campane che si sentirebbero sotto il ghiaccio, ma le campane sono state rimosse nel 1959, quindi no, non dovrebbero esserci suoni, eppure qualcuno dice di averli sentiti lo stesso.
Non è solo una cartolina
Il Lago di Resia oggi è uno dei punti più fotografati dell’Alto Adige, ma ridurlo a una foto non basta, perché quello che colpisce non è solo l’immagine, è quello che rappresenta.
Chi ci arriva spesso lo fa per curiosità, una sosta veloce, qualche scatto, e via, ma succede una cosa semplice, ci si ferma più del previsto, si resta lì a guardare, senza fare molto altro.
Forse perché non è un luogo costruito per essere visto, non nasce come attrazione, è diventato così dopo, quasi per caso, o forse per necessità.
Cosa c’è intorno, e perché non finisce lì
Il lago è grande, circa sei chilometri quadrati, circondato dalle Alpi Venoste, con un vento costante che lo rende perfetto per sport come kitesurf e vela, ma non è questo il punto principale.
Intorno c’è un territorio che cambia rapidamente, Glorenza, per esempio, è piccola, chiusa nelle mura, diversa da tutto il resto, Castel Coira a Sluderno è un’altra deviazione che vale il tempo, più legata alla storia nobile della zona.
Poi c’è il Parco dello Stelvio, che si allarga, si apre, ti porta lontano senza sforzo, e ancora Bormio, con le terme, con un’altra atmosfera ancora.
Il campanile, però, resta lì, sempre uguale, sempre visibile, sempre fuori posto, mentre tutto il resto cambia.
Perché ci vai davvero
Non è facile dirlo con precisione, perché sulla carta è solo un campanile in mezzo a un lago, niente di più.
E invece no, perché quando lo vedi dal vivo capisci che non è solo quello che resta, è anche quello che manca, e quella parte, quella che non si vede, pesa quasi di più.
Non tutti la percepiscono allo stesso modo, qualcuno scatta una foto e se ne va, altri restano più a lungo, senza sapere bene perché.
Forse è proprio questo che lo rende diverso dagli altri posti, non ti dà molto, ma ti lascia qualcosa, e non è detto che sia chiaro subito.
Il campanile che emerge dall’acqua in Alto Adige - reteriservealpiledrensi.tn.it






