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Il rifugio più alto del Trentino a oltre 3.500 metri: un trekking duro che ripaga davvero ogni passo

Il rifugio pi alto del Trentino a oltre
Il rifugio più alto del Trentino a oltre 3.500 metri (Termepejo.it) - reteriservealpiledrensi.tn.it

Ci sono escursioni che non si dimenticano perché mettono alla prova gambe e testa, ma soprattutto perché alla fine restituiscono una sensazione difficile da trovare altrove, fatta di fatica e soddisfazione insieme.

Il trekking verso il Rifugio Mantova al Vioz rientra in questa categoria. Siamo nel cuore del Trentino, in una zona dove la montagna cambia volto e diventa più severa, con paesaggi dominati da roccia, ghiacciai e silenzi profondi.

Un rifugio che si conquista passo dopo passo

Con i suoi 3.535 metri di altitudine, il rifugio è il più alto delle Alpi Orientali. Non è una meta che si raggiunge per caso: serve preparazione, passo sicuro e una buona capacità di gestire lo sforzo in quota. Il percorso è lungo e costante, senza tratti realmente “facili”.

Si parte dalla zona del Rifugio Doss dei Cembri, raggiungibile anche con impianti da Peio Fonti. Da qui il sentiero inizia a salire subito, inizialmente con pendenze più dolci, ma è solo una fase di avvicinamento.

La salita cambia ritmo e diventa più impegnativa

Dopo i primi chilometri, il tracciato entra nel vivo. Si abbandonano i prati e si inizia a risalire lungo la dorsale del Vioz, con pendenze che diventano più decise e costanti. È qui che si percepisce davvero la difficoltà del percorso.

Il sentiero, in parte di origine militare, segue una linea a zig-zag che permette di guadagnare quota lentamente, ma senza pause reali. Ogni curva apre su panorami sempre più ampi, ma anche su un terreno più esposto e meno protetto.

Il passaggio oltre i 3.000 metri

Superata quota 3.000 metri, il contesto cambia ancora. L’ambiente diventa più essenziale, con meno vegetazione e una presenza sempre più marcata della roccia. Qui si incontra anche un tratto attrezzato con fune, che richiede attenzione e passo stabile.

Arrivati alla Cima Brik, si entra nell’ultima parte dell’ascesa. È il momento in cui la fatica si fa sentire di più, ma anche quello in cui la meta è finalmente visibile.

Il rifugio e il panorama che ripaga tutto

Dopo circa quattro ore di salita, si raggiunge il rifugio. Il Mantova al Vioz nasce come struttura militare e oggi è un punto di riferimento per gli escursionisti. Qui si può trovare ristoro e, per chi lo desidera, fermarsi a dormire.

Ma ciò che colpisce davvero è il panorama. Da questa quota lo sguardo si apre su alcune delle cime più importanti dell’arco alpino: Ortles, Cevedale, Adamello, Presanella. Una visione ampia, quasi totale, che dà la misura della salita appena affrontata.

Una discesa da non sottovalutare

Il ritorno segue lo stesso percorso, ma non è una semplice formalità. La discesa richiede attenzione, soprattutto nei tratti più ripidi e su terreno instabile. Dopo la fatica della salita, è facile abbassare la guardia, ed è proprio qui che serve mantenere concentrazione.

È un’escursione che resta impressa perché non concede scorciatoie. Ogni metro si guadagna con il passo, e ogni panorama si apre solo dopo aver superato il tratto precedente. Ed è forse questo che la rende così cercata da chi ama davvero la montagna.

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