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Il grande inganno della pressione fiscale: stipendi e pensioni sotto attacco continuo

Se l’operazione viene ripetuta per più anni, per esempio cinque, il rendimento complessivo lordo su 5.000 euro può arrivare a circa 455,35I lavoratori interessati e il diritto al recupero degli arretrati(www.reteriservealpiledrensi.tn.it)

Nel contesto economico, la pressione fiscale rappresenta una questione centrale, soprattutto per lavoratori dipendenti e pensionati.

I dati più aggiornati confermano una situazione complessa, con un prelievo fiscale tra i più alti in Europa, che influisce sulla capacità di spesa delle famiglie italiane e sulla mobilità fiscale di una parte crescente della popolazione, in particolare dei pensionati.

Secondo le ultime stime ufficiali di ISTAT e Ministero dell’Economia e delle Finanze, la pressione fiscale complessiva per il 2025 si attesta tra il 42,6% e il 43% del PIL, confermando un lieve aumento rispetto alla media del decennio precedente. Questo incremento è dovuto a una crescita nominale delle entrate tributarie superiore rispetto all’andamento del PIL reale, con un +3,7% annuo delle entrate fiscali, trainato soprattutto dall’IRPEF e dai contributi sociali.

Nel primo semestre del 2025, la pressione fiscale ha raggiunto picchi del 39,9%, facendo registrare un aumento di un punto percentuale rispetto allo stesso periodo del 2024. La struttura tributaria italiana si basa su tre scaglioni IRPEF: 23% fino a 28.000 euro, 35% tra 28.000 e 50.000 euro, e 43% oltre i 50.000 euro, con ulteriori addizionali regionali e comunali che in alcune aree hanno visto un incremento per far fronte a deficit di bilancio locali.

Il cosiddetto cuneo fiscale, ossia il divario tra il costo totale del lavoro sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta percepita dal lavoratore, rimane particolarmente gravoso, attestandosi tra il 45% e il 47%. Tale valore deriva da contributi a carico del datore di lavoro (circa 30%), contributi a carico del lavoratore (circa 9%) e imposte IRPEF calcolate su un sistema progressivo.

Un elemento aggravante è stato il fenomeno del fiscal drag, causato dall’inflazione che ha spinto verso l’alto i salari nominali senza un corrispondente adeguamento degli scaglioni IRPEF. Questo ha determinato l’ingresso di molti contribuenti in aliquote più elevate, senza un reale aumento del potere d’acquisto, aumentando così la pressione fiscale effettiva.

La situazione fiscale dei pensionati e la fuga verso paradisi fiscali

Nel 2025, la pressione fiscale colpisce in modo significativo anche i pensionati, che non beneficiano di sgravi contributivi come i lavoratori dipendenti. La no tax area per i pensionati è confermata a 8.500 euro, ma superata questa soglia le aliquote IRPEF si applicano pienamente. In molti casi, ciò comporta un carico fiscale superiore rispetto a quello sostenuto dai lavoratori con reddito lordo equivalente.

In risposta a questi livelli elevati di tassazione, si è registrato un fenomeno crescente di migrazione fiscale dei pensionati italiani verso paesi con regimi tributari più favorevoli. Negli ultimi anni, la destinazione preferita è stata la Spagna, che nel 2023 ha accolto circa 536 pensionati italiani, offrendo aliquote più basse, esenzioni e detrazioni per le spese mediche e per le persone a carico. Il costo della vita in molte zone spagnole è inoltre più contenuto rispetto all’Italia.

Altre mete emergenti includono la Tunisia, in particolare la città di Hammamet, scelta da molti ex dipendenti pubblici per la sua no tax area sull’80% del reddito e aliquote che arrivano al massimo al 35% per redditi elevati, e la Romania, che applica una aliquota forfettaria del 10% sui redditi da pensione esteri. Cresce anche l’Albania, che dal 2021 offre l’esenzione fiscale totale sulle pensioni, attirando circa 200 pensionati italiani negli ultimi cinque anni.

Un calo significativo si è invece registrato per i trasferimenti verso il Portogallo, che dal 2024 ha eliminato le agevolazioni fiscali per i nuovi pensionati stranieri, riducendo drasticamente il flusso di pensionati italiani in ingresso.

Interessante anche il dato che il 43,9% dei pensionati che si trasferiscono all’estero sono stranieri, in larga parte rientrati nei loro Paesi d’origine dopo aver maturato il diritto a una pensione italiana. Questa componente straniera rappresenta oggi una quota importante delle pensioni pagate all’estero.

Pensioni 2026: a chi arriva l'aumento

Implicazioni e prospettive per il sistema fiscale italiano
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Il persistente livello elevato della pressione fiscale nel 2025, unito a fenomeni come il fiscal drag e la rigidità del sistema contributivo per i pensionati, contribuisce a mantenere sotto pressione le famiglie italiane, in particolare la fascia media. La manovra fiscale prevista per il 2026 mira a ridurre l’aliquota IRPEF intermedia dal 35% al 33%, puntando a una parziale riduzione del carico tributario per i redditi medio-alti, ma resta da vedere l’efficacia di questo intervento nel riequilibrare la situazione.

La crescente mobilità fiscale dei pensionati testimonia anche un malessere crescente nei confronti del sistema tributario nazionale, con conseguenze non solo economiche ma anche demografiche e sociali.

L’attenzione resta alta anche per il ruolo che l’Italia continuerà a svolgere nel contesto europeo e internazionale, con la pressione fiscale che si inserisce in un quadro più ampio di politiche economiche e di sicurezza, come dimostrano anche le recenti dinamiche di cooperazione con Stati Uniti e altri partner strategici.

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