Nella terza età è essenziale preservare il benessere del cervello mettendo in atto delle importanti rinunce: secondo l’esperto bisogna dire addio ad un’abitudine comune.
Le aspettative di vita dei tempi moderni sono aumentate rispetto all’antichità, convincendo di poter contare su un’esistenza lunga. Le più recenti analisi hanno fatto emergere dati confortanti per gli italiani, la cui media si assesta su 83,4 anni, con una previsione di circa 3 anni più alta per le donne.
Raggiungere la terza età non è più un’eventualità così rara. Sono diversi, tuttavia, gli elementi che intervengono nel mantenimento di uno stato di salute ottimale. La qualità della vita negli anziani, oltre che essere strettamente legata al patrimonio genetico e all’insorgere di malattie, è il risultato di fattori fortemente condizionanti.
L’attività fisica, com’è noto, è uno di questi. Svolgere un esercizio regolare, come la camminata o lo sport, permette di rafforzare le ossa e i muscoli, migliorare la circolazione e l’equilibrio. Se il corpo può trovare giovamento da un allenamento costante, non meno importante è la salute mentale.
Preservare le funzioni cognitive è possibile grazie a semplici abitudini che contribuiscono a mantenere la mente attiva. Il cervello viene stimolato da lettura e scrittura, giochi, studio, esercizi di memoria e hobby creativi, oltre che interazioni sociali. Ebbene, secondo gli esperti anche lo stile di vita può influire sul funzionamento dei neuroni. Un’abitudine comune dovrebbe essere eliminata dopo una certa età.
L’esperto rivela quale abitudine eliminare nella terza età
Superare i 60 anni in uno stato di salute psicofisica ottimale è una fortuna che si accompagna alla consapevolezza di doversi attenere ad uno stile di vita equilibrato e sano. Ciò significa anche prestare grande attenzione ad un’alimentazione ben ponderata che fornisce i nutrienti necessari, eliminando gli eccessi.

Bevande alcoliche nella terza età – reteriservealpiledrensi.tn.it
Con questi si intendono anche quei vizi che nel corso della vita risultano dannosi come il fumo, o quelle piccole debolezze che, di tanto in tanto, ci si è concessi. Il famoso neurologo americano Richard Restak, nel suo libro ha evidenziato l’effetto delle bevande alcoliche sui neuroni, responsabili delle facoltà cognitive.
Un bicchiere di vino o una birra rinfrescante sono spesso presenti in tavola o diventano simboli di convivialità durante un pasto fuori casa. Considerati per qualcuno come un “rito”, compaiono durante pranzi e cene, incontri di lavoro, aperitivi o visioni di film e partite di fronte allo schermo.
Eppure, questa consuetudine ha delle conseguenze sull’organismo che si accentuano e diventano pericolose con il passare dell’età. Lo specialista ha rivelato un’età ben precisa che dovrebbe segnare un punto limite per il consumo di bevande alcoliche, a causa degli effetti dannosi sul cervello. “Se hai 65 anni o più, ti consiglio vivamente di astenerti totalmente e definitivamente dall’alcol”, ha scritto Restak.
Questo perché, dopo questa data, il corpo inizia a subire una naturale perdita di neuroni, oltre che una diminuzione delle connessioni tra le cellule nervose. Un processo inevitabile che viene potenziato dal consumo di alcol. É fondamentale dunque, prendersi cura dei neuroni, sebbene nel corso della vita se ne perda una minima percentuale.
Diversi studi hanno collegato l’uso di alcolici ad altre pericolose ripercussioni sulla salute generale nella terza età, tra cui le cadute e lo sviluppo del morbo di Alzheimer. É questo quindi il momento ideale per dirgli addio accettando questa rinuncia.
Il medico rivela: astinenza dopo i 65 anni - reteriservealpiledrensi.tn.it






