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Errori nella raccolta differenziata, ne facciamo di continuo ma questo pesa parecchio e rischiamo una multa salata

Errori nella raccolta differenziata, ne facciamo di continuo ma questo pesa parecchio e rischiamo una multa salata - reteriservealpiledrensi.tn.it

C’è un suono secco, quasi metallico, che accompagna ogni nostra mattina: è il tonfo del sacchetto che cade nel cassonetto condominiale.

In quel gesto sbrigativo, consumato tra un caffè amaro e la corsa verso l’ufficio, si nasconde un caos burocratico e ambientale che molti sottovalutano. Non è pigrizia, o almeno non solo; è che abbiamo trasformato la gestione dei rifiuti in una sorta di fanta-ecologia creativa, dove il desiderio che un oggetto sia riciclabile vince sulla realtà chimica dei materiali.

Prendete gli scontrini. Quella striscia di carta chimica che si scolorisce al sole è il nemico pubblico numero uno dei maceratori. Eppure, per un riflesso incondizionato, finisce quasi sempre nella carta. Errore. Contamina tonnellate di cellulosa pura. Oppure i cartoni della pizza, quelli con la macchia d’unto che sembra una mappa geografica: se c’è residuo organico, quel cartone non deve vedere il bidone bianco nemmeno da lontano.

Errori nella raccolta differenziata

La questione non è più solo etica, è diventata una roulette russa con il regolamento comunale. Le amministrazioni, spinte dai costi di smaltimento che lievitano come panettoni a Natale, hanno iniziato a sguinzagliare ispettori ambientali armati di guanti e pazienza. Una multa per un conferimento errato può superare agilmente i 600 euro, una cifra che trasforma quel vecchio giocattolo di plastica dura (che, per inciso, non va nella plastica ma all’ecocentro) in un pezzo da collezione estremamente costoso.

Errori nella raccolta differenziata – reteriservealpiledrensi.tn.it

C’è un dettaglio che pochi notano: il colore dei mastelli cambia da comune a comune come le bandiere dei rioni al Palio di Siena. A Milano il vetro si butta con il metallo, a Roma è una storia a sé, e in certi borghi del Trentino se sbagli il giorno del sacco trasparente rischi quasi l’esilio. Questa frammentazione crea un’incertezza perenne. Una volta ho visto un anziano fissare un tubetto di dentifricio con la stessa intensità con cui un archeologo studierebbe un reperto sumero, indeciso se separare il tappo dal corpo flessibile.

L’intuizione del “rifiuto fantasma”

Forse il problema è che consideriamo il rifiuto come una fine, quando è solo un materiale in esilio. Un’intuizione che circola tra gli addetti ai lavori, ma che fatica a diventare senso comune, è che dovremmo smettere di differenziare per “oggetti” e iniziare a farlo per “temperatura di fusione”. Se guardassimo il mondo attraverso il calore necessario a trasformarlo, capiremmo perché quel bicchiere di cristallo infranto (pieno di piombo) è il killer silenzioso di una intera partita di bottiglie di vetro trasparente.

Non serve un riassunto delle buone maniere, serve la consapevolezza del portafoglio. Quando il condominio riceve una sanzione collettiva perché qualcuno ha deciso che il polistirolo è “più o meno carta”, la solidarietà tra vicini evapora in un istante. Il vero deterrente non è il pianeta che soffre, è la raccomandata verde che arriva in bacheca.

In un piccolo comune della provincia di Chieti, un addetto alla raccolta mi ha confessato di aver trovato un intero set di enciclopedie degli anni ’80 nel contenitore dell’umido. “Pesavano troppo per portarle su”, gli aveva detto la proprietaria. Ecco, finché la comodità vincerà sulla fisica, continueremo a pagare tasse sui rifiuti altissime, lamentandoci del servizio mentre, paradossalmente, sabotiamo la macchina che dovrebbe salvarci.

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