Un’erogazione diretta sul conto corrente per chi ha disabilità riconosciuta: ecco come funziona, chi può riceverla e quali documenti servono davvero
Ogni anno migliaia di famiglie italiane si confrontano con la necessità concreta di gestire i costi legati alla disabilità. Dall’assistenza sanitaria alle spese quotidiane, il carico economico può diventare pesante, soprattutto per chi si occupa di un familiare con bisogni complessi. La Legge 104, approvata nel 1992, è nata proprio per garantire un quadro normativo stabile che tuteli i diritti, l’integrazione e l’assistenza delle persone con disabilità. Ma ora una nuova misura economica, annunciata nei primi giorni del 2026, promette di cambiare le cose: un’erogazione diretta di 3600 euro, senza la necessità di presentare l’ISEE.
Una somma erogata senza calcolo dei redditi: chi ne ha diritto
La novità riguarda l’accesso a un contributo economico una tantum, pensato per sostenere in modo più diretto chi vive con una disabilità riconosciuta. Il punto centrale è che non è più necessario presentare l’ISEE, condizione che, in molti casi, ha rappresentato una barriera burocratica per numerose famiglie. Non si tratta di una misura universale, ma destinata a chi rientra nei parametri previsti dalla Legge 104, ovvero cittadini italiani con disabilità certificata attraverso le commissioni ASL e con riconoscimento formale dello stato di handicap ai sensi dell’articolo 3 della legge stessa.

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L’obiettivo dichiarato è quello di semplificare l’accesso ai fondi e velocizzare l’erogazione, rendendo il processo meno farraginoso rispetto ad altri bonus legati al reddito. Il contributo sarà versato direttamente sul conto corrente del beneficiario, a patto che venga presentata la documentazione idonea. Secondo fonti vicine al Ministero del lavoro, la misura rientra in una sperimentazione volta a testare forme più agili di sostegno alle famiglie, con possibile estensione nei prossimi mesi.
Chi può fare richiesta? Cittadini italiani con disabilità riconosciuta, anche se non titolari di indennità di accompagnamento. Non serve dimostrare soglie reddituali o patrimoniali. Servono invece: documento di identità in corso di validità, certificazione rilasciata dalla commissione medica competente e codice IBAN per l’accredito. I dettagli operativi sono in via di definizione, ma si parla di una piattaforma unica online per gestire la domanda, collegata direttamente ai database INPS e Ministero della salute.
Il valore simbolico della misura è chiaro: riconoscere il bisogno al di là del reddito, concentrandosi sulla condizione e sulle spese oggettive che comporta. Un’operazione che, nelle intenzioni, dovrebbe alleggerire il carico economico senza aumentare quello burocratico. L’erogazione potrebbe avvenire già entro la primavera 2026, per chi presenterà tutta la documentazione nei tempi previsti.
Perché questa somma può fare la differenza nella vita quotidiana
Le famiglie che vivono una condizione di disabilità lo sanno: ogni giorno è un investimento. Terapie, trasporti, supporti scolastici, ausili tecnologici, medicinali, visite specialistiche, ma anche semplici attività quotidiane richiedono spesso un impiego costante di risorse. I 3600 euro previsti dalla nuova misura non risolvono tutto, ma possono rappresentare una boccata d’ossigeno immediata, proprio perché versati senza lunghe attese e senza richieste aggiuntive legate al reddito.
Tra i vantaggi concreti di questa erogazione: la possibilità di finanziare percorsi di riabilitazione, acquistare strumenti per l’autonomia, coprire costi extra non rimborsati dal sistema sanitario o sostenere le famiglie che devono ridurre l’attività lavorativa per dedicarsi all’assistenza. Secondo una stima elaborata dall’Osservatorio nazionale sulla disabilità, il 30% delle famiglie con almeno un componente disabile dichiara di dover rinunciare ad alcune spese essenziali per far fronte ai costi dell’assistenza.
L’assenza dell’ISEE come requisito rappresenta un segnale di semplificazione amministrativa raro. In passato, molti bonus sono rimasti inaccessibili proprio per via di moduli complessi, parametri incrociati, difficoltà tecniche nei portali. Qui si punta su un approccio diretto, certificazione medica e cittadinanza italiana: due elementi che già di per sé implicano un riconoscimento ufficiale della condizione.
Il governo ha annunciato che i fondi per la misura sono già stati stanziati, e che le erogazioni saranno tracciate in modo trasparente. Ci sarà un sistema di controllo a campione, ma nessuna valutazione ex ante. Questo evita che la lentezza procedurale blocchi l’arrivo dell’aiuto economico, come accaduto in passato per altre misure simili. Non a caso, associazioni e CAF hanno accolto positivamente la notizia, anche se attendono chiarimenti definitivi sulle modalità operative.
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