Cervi nel borgo - reteriservealpiledrensi.tn.it
C’è un punto preciso, tra le montagne dell’Abruzzo, in cui la distanza tra uomo e natura smette di esistere. Non è una riserva isolata, non è un sentiero remoto: è un paese vero, abitato, dove però capita di incrociare un cervo mentre si rientra a casa.
È quello che accade a Civitella Alfedena, poco più di duecento abitanti nel cuore dell’Appennino abruzzese, un paese che non ha mai davvero separato i suoi confini da quelli della natura. Qui il rapporto tra uomo e ambiente non è una teoria raccontata nei documentari, ma una realtà quotidiana che si manifesta tra vicoli, boschi e silenzi.
Situata nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, a circa 1.100 metri di altitudine, Civitella Alfedena domina dall’alto il Lago di Barrea, uno degli scorci più riconoscibili dell’intera area protetta. Il paesaggio è fatto di faggete fitte, crinali morbidi e una fauna che qui ha trovato un habitat stabile, protetto ma non isolato.
È proprio questa vicinanza tra borgo e ambiente selvatico a rendere il paese qualcosa di diverso dalle solite mete di montagna. I cervi non sono una rarità da cercare con il binocolo, ma presenze che, soprattutto all’alba o al tramonto, possono attraversare le strade senza fretta, mentre il paese resta in silenzio.
Il centro storico conserva una struttura medievale compatta, fatta di pietra, scale strette e passaggi che si aprono all’improvviso su panorami ampi. Non è un luogo costruito per il turismo, e si vede: qui tutto è rimasto essenziale, quasi immobile nel tempo.
Tra le tappe più significative c’è il Museo del Lupo Appenninico, che racconta una delle specie simbolo di queste montagne. Non è solo un’esposizione, ma un modo per capire come il ritorno del lupo abbia cambiato l’equilibrio dell’ecosistema e anche la percezione delle comunità locali.
A pochi chilometri, verso Opi, si trova l’area faunistica dedicata al camoscio appenninico, una specie rara e protetta che rappresenta uno dei successi più evidenti dei programmi di conservazione italiani. Vederli muoversi sulle rocce, anche da lontano, dà la misura di quanto questo territorio sia ancora autentico.
Chi arriva a Civitella Alfedena spesso lo fa con l’idea di una semplice escursione, ma poi resta colpito da un ritmo diverso, più lento e concreto. I sentieri partono direttamente dal paese e si addentrano nella Camosciara o verso cime come il Monte Amaro, offrendo percorsi accessibili ma mai banali.
La presenza della fauna è una componente reale dell’esperienza. Non è garantita, ma è possibile: cervi, lupi, aquile reali fanno parte dello stesso spazio che attraversa il visitatore. È questo che cambia la percezione del viaggio, rendendolo meno prevedibile.
Il Lago di Barrea, poco distante, completa il quadro. D’estate diventa un punto di ritrovo per chi cerca acqua e tranquillità, con attività come kayak e passeggiate lungo le rive. In inverno, invece, la neve trasforma il borgo in un ambiente quasi sospeso, dove il tempo sembra rallentare ancora di più.
Raggiungere Civitella Alfedena richiede un minimo di organizzazione, soprattutto senza auto. Da Roma si passa per l’A24 e poi per l’A25, mentre da Napoli il percorso attraversa Cassino e risale verso l’interno. La stazione più vicina è Castel di Sangro, ma i collegamenti pubblici sono limitati.
Ed è proprio questa distanza dalle grandi direttrici a preservare il carattere del luogo. Non è una meta di passaggio, ma una scelta precisa, quasi una deviazione volontaria da tutto il resto.
Chi arriva fin qui non trova attrazioni costruite, ma un equilibrio fragile che resiste, fatto di natura vera, silenzi e incontri inattesi, e forse è proprio questo che rende difficile andar via senza la sensazione di aver visto qualcosa che altrove, semplicemente, non esiste più.