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Bucato perfetto e bolletta azzerata, arriva la lavatrice senza acqua: rivoluzione tech dell’elettrodomestico

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Dall’India all’Europa, passando per le multinazionali: come cambierà il lavaggio dei vestiti con il minimo consumo d’acqua

La lavatrice senz’acqua non è più soltanto un’idea da laboratorio. Alcuni modelli sono già in vendita, soprattutto in India, mentre altri stanno per raggiungere la fase di produzione su scala globale. La corsa alla riduzione dei consumi idrici sta spingendo le aziende a ripensare completamente il modo in cui laviamo i vestiti. Le tecnologie sviluppate finora sono diverse tra loro, ma tutte condividono un obiettivo comune: risparmiare acqua, energia e detersivi, senza rinunciare all’efficacia del lavaggio. Alcuni prototipi si basano su polimeri intelligenti, altri utilizzano anidride carbonica liquida al posto dei liquidi tradizionali. Quello che sembrava solo un progetto futuristico potrebbe presto diventare un nuovo standard nei consumi domestici.

80Wash e le lavatrici indiane già in commercio con consumi ridotti all’osso

La prima frontiera concreta arriva dall’India, dove alcune aziende hanno già portato sul mercato soluzioni funzionanti e utilizzate su larga scala. Tra le più note, 80Wash, lavatrice prodotta per il settore B2B e già disponibile su piattaforme di e-commerce industriale come IndiaMART. Il prezzo si aggira intorno alle 55.000 rupie, che equivalgono a circa 600–650 euro, e il pubblico di riferimento è composto da ospedali, ostelli e strutture alberghiere. L’azienda non si limita alla vendita, ma fornisce anche installazione e manutenzione, concentrandosi quindi su un’offerta completa.

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80Wash e le lavatrici indiane già in commercio con consumi ridotti all’osso – reteriservealpiledrensi.tn.it

Questi dispositivi utilizzano un sistema di lavaggio interno che abbatte quasi totalmente l’uso di acqua, impiegando solo lo stretto necessario per attivare il ciclo. L’acqua non viene utilizzata come mezzo di lavaggio principale, ma solo per inumidire i capi e avviare il processo. È una rivoluzione silenziosa che inizia dai contesti industriali, ma che presto potrebbe arrivare anche nelle case.

A puntare sulla commercializzazione privata è invece l’azienda Xeros, che ha sviluppato una tecnologia a base di sfere di polimero chiamate XOrbs. Queste microsfere assorbono lo sporco e le macchie dai tessuti, riducendo del 70-80% l’uso dell’acqua. Il lavaggio avviene in ambiente quasi secco, con una minima umidificazione iniziale. Le XOrbs sono riutilizzabili, rendendo il sistema sostenibile nel tempo. Al momento il sistema è utilizzato soprattutto in lavanderie professionali, ma sono in corso test per portarlo anche in ambiente domestico.

Il vantaggio principale sta nella versatilità del sistema, che consente cicli più rapidi, consumi energetici inferiori e nessun bisogno di scarico d’acqua. Si tratta di una delle tecnologie più vicine alla diffusione su scala globale, almeno secondo i dati raccolti dai partner industriali e dagli osservatori del settore.

Orbit, LG e il futuro delle lavatrici a CO₂ liquida: il lavaggio senza acqua né detersivi

Tra i progetti più innovativi a livello europeo spicca Orbit, un prototipo sviluppato da Electrolux che utilizza anidride carbonica liquida per lavare i capi. Il meccanismo è tanto semplice quanto potente: la CO₂ viene compressa fino a diventare liquida, assumendo il ruolo di un solvente naturale. Agisce sulle fibre dei tessuti, sciogliendo lo sporco senza bagnare i capi. Alla fine del ciclo, la CO₂ ritorna allo stato gassoso e viene completamente recuperata, lasciando i vestiti puliti e già asciutti.

Il vantaggio di questa tecnologia sta nella totale assenza di acqua e di detersivi. Non vengono rilasciati residui chimici nell’ambiente e non c’è bisogno di cicli di asciugatura separati. Per ora si tratta di un prototipo avanzato, presentato in ambito espositivo e in fase di testing, ma l’obiettivo è lanciare i primi modelli domestici entro pochi anni.

Anche LG sta lavorando su una tecnologia molto simile: lavaggio con CO₂ liquefatta, che poi viene ri-evaporata a fine ciclo. Il principio è identico: niente acqua, niente saponi, solo un sistema chiuso dove la CO₂ svolge tutto il lavoro sporco. Il modello è attualmente in fase di sviluppo nei laboratori aziendali, ma l’interesse del gruppo coreano è evidente. Se i risultati resteranno positivi nei test di resistenza e qualità, la produzione su larga scala potrebbe iniziare già dal 2027.

Il tema è centrale anche in ottica ambientale. Le lavatrici tradizionali consumano in media 40-60 litri d’acqua a ciclo. Portare questo numero vicino allo zero avrebbe un impatto enorme sulla sostenibilità, soprattutto in contesti con scarsità idrica o alti costi energetici. Non è un caso che le prime applicazioni si siano concentrate in India e Sud-est asiatico, dove l’emergenza acqua è già realtà quotidiana.

Le lavatrici senz’acqua rappresentano una delle evoluzioni più concrete dell’elettrodomestico moderno. Non si tratta più di “fantascienza ecologica”, ma di tecnologia in via di applicazione, che potrà cambiare per sempre il modo in cui laviamo i nostri abiti.

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