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Bonus affitti, valanga di agevolazioni per spendere meno nel 2026: arriva una grande novità

bonus affitti 2026Con il bonus affitti 2026 è possibile ridurre in modo significativo il costo del canone mensile - reteriservealpiledrensi

Dalle detrazioni per i più giovani agli aiuti per chi cambia città: ecco cosa può alleggerire davvero l’affitto nei prossimi mesi.

Il costo dell’affitto continua a incidere in modo significativo sui bilanci familiari, soprattutto nelle grandi città e nei poli universitari. Per molti, la spesa mensile per la casa rappresenta la voce più pesante perché assorbe una parte consistente dello stipendio o del budget a disposizione.

Nel 2026, però, il quadro delle agevolazioni dedicate agli inquilini si presenta particolarmente interessante e non parliamo di un unico contributo, ma di una serie di strumenti fiscali, pensati per situazioni diverse: giovani che escono di casa, studenti fuori sede e lavoratori che si trasferiscono per un nuovo impiego.

Tra conferme e cambiamenti, emerge una novità importante che riguarda proprio chi ha accettato un lavoro lontano dalla propria residenza. Vediamo nel dettaglio come funziona il bonus affitti e chi può beneficiarne.

Giovani under 31: detrazione fino a 2.000 euro

La misura destinata ai ragazzi tra i 20 e i 30 anni compiuti vuole favorire  l’autonomia abitativa di chi lascia l’abitazione dei genitori per vivere in affitto. Per accedere al beneficio è necessario rispettare alcuni requisiti: età non superiore a 31 anni non ancora compiuti al momento della firma del contratto e reddito annuo entro una soglia precisa (15.493,71 euro).

Il bonus affitti prevede agevolazioni

Il bonus affitti prevede agevolazioni diverse per giovani, studenti e lavoratori fuori sede – reteriservealpiledrensi

In caso di contratto cointestato, il limite si applica a ciascun intestatario singolarmente. L’immobile deve diventare abitazione principale del giovane e può trattarsi anche di una singola stanza. Restano esclusi gli immobili di pregio, le case popolari e le locazioni turistiche. Fondamentale è che il contratto sia regolarmente registrato. Il vantaggio consiste in una riduzione dell’Irpef pari al 20% del canone annuo. Sono previsti però un minimo e un massimo: se il 20% è inferiore a 991,60 euro, viene comunque riconosciuto questo importo; se supera i 2.000 euro, la detrazione si ferma a tale soglia. L’agevolazione vale per i primi quattro anni di contratto.

Per ottenerla occorre indicare i dati nella dichiarazione dei redditi (Modello 730), conservando contratto, ricevute di pagamento e certificazione di residenza in caso di controlli. Un altro capitolo del bonus affitti riguarda gli universitari che studiano lontano da casa. In questo caso la detrazione è pari al 19% delle spese sostenute, calcolata su un massimo di 2.633 euro annui. Il risparmio effettivo può arrivare a circa 500 euro.

Per rientrare nell’agevolazione l’ateneo deve trovarsi ad almeno 100 chilometri dal Comune di residenza (50 chilometri nelle aree considerate svantaggiate). L’abitazione deve essere situata nel Comune dell’università o in uno vicino. Sono richiesti anche requisiti economici e di merito: Isee sotto i 20.000 euro, un numero minimo di crediti formativi conseguiti e nessun altro contributo pubblico per l’alloggio. Anche in questo caso la spesa va indicata in dichiarazione e la documentazione deve essere conservata.

La vera svolta riguarda i lavoratori assunti nel 2025 che hanno cambiato città. Per loro è prevista un’esenzione fiscale su eventuali rimborsi affitto concessi dal datore di lavoro fino a 5.000 euro annui per i primi due anni. In pratica, se l’azienda decide di contribuire al pagamento del canone, la somma non viene tassata entro questo limite. Si tratta di una soglia molto più alta rispetto ai normali fringe benefit. Diversa la situazione per chi viene assunto nel 2026: non è più previsto il tetto dei 5.000 euro, ma restano le soglie ordinarie di esenzione (1.000 euro, che salgono a 2.000 euro per chi ha figli a carico). È importante ricordare che questo aiuto non è automatico: dipende dalla scelta del datore di lavoro. Non esiste un diritto soggettivo al rimborso, salvo diverse previsioni contrattuali.

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