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Anche l’Italia ha delle bombe nucleari: in quali città si trovano

Anche l'Italia ha delle bombe nucleari: in quali città si trovano - Reteriservealpiledrensi.tn.it

Parlare di arsenale nucleare in Italia significa addentrarsi in uno dei segreti più “pubblici” della nostra Repubblica.

Ufficialmente, l’Italia è un paese non nuclearizzato, firmatario del Trattato di non proliferazione. Eppure, tra le nebbie della Pianura Padana e il sole del Friuli, riposano decine di testate atomiche. Non sono 90 — quella è una cifra che circolava anni fa — ma le stime più aggiornate nel 2026 parlano di circa 35-50 bombe B61, appena modernizzate alla versione B61-12.

Il punto non è quante siano, ma il paradosso della loro esistenza: sono in Italia, ma non sono italiane.

Dove si trovano: le coordinate

Le testate sono concentrate in due soli punti nevralgici, protette da sistemi di sicurezza che rendono un bunker di una banca svizzera simile a un garage aperto:

  1. Ghedi (Brescia): Qui ha sede il 6° Stormo dell’Aeronautica Militare, i “Diavoli Rossi”. È la base più particolare perché, pur essendo italiana, ospita ordigni statunitensi destinati a essere sganciati da piloti italiani.

  2. Aviano (Pordenone): Questa è una base sotto comando diretto della US Air Force. Qui le bombe sono “in casa”, gestite e sorvegliate esclusivamente da personale americano per i propri caccia.

Perché queste bombe non sono italiane? La risposta sta nel protocollo NATO chiamato Nuclear Sharing (condivisione nucleare). In tempo di pace, le bombe appartengono agli Stati Uniti: sono custodite in speciali hangar interrati chiamati WS3, e i codici di attivazione sono a Washington. L’Italia non può toccarle, né spostarle.

Tuttavia, in caso di conflitto nucleare, scatta il meccanismo della “doppia chiave”. Gli USA forniscono l’arma, ma l’Italia fornisce il “vettore” (l’aereo) e il pilota. È un compromesso storico: non possediamo l’atomica, ma partecipiamo alla sua gestione per avere voce in capitolo nelle decisioni strategiche della NATO.

L’aggiornamento 2026: dai Tornado agli F-35

Proprio quest’anno, il panorama sta cambiando radicalmente. I vecchi Tornado, che per decenni hanno rappresentato il braccio nucleare italiano, stanno lasciando il posto agli F-35A. Questi nuovi caccia stealth sono stati certificati per trasportare la versione B61-12, una bomba “intelligente” dotata di alette direzionali che la trasformano da semplice peso morto a ordigno di precisione.

Spesso pensiamo a queste bombe come a mostri pronti a radere al suolo intere nazioni, ma la loro vera funzione oggi è semiotica. Sono “messaggi” di metallo e uranio. La loro presenza serve a dire agli alleati (e agli avversari) che l’Italia è parte integrante del nucleo duro della difesa occidentale. Paradossalmente, meno sono utilizzabili militarmente, più sono efficaci politicamente.

Un dettaglio concreto che sfugge ai radar: a Ghedi sono stati costruiti nuovi hangar monumentali appositamente per ospitare gli F-35 e le loro “ospiti” americane, cambiando per sempre lo skyline della bassa bresciana, tra un allevamento di storioni e un campo di mais.

La verità è che l’Italia vive in un limbo nucleare: siamo un bersaglio senza avere il dito sul grilletto, ma sediamo al tavolo dei grandi proprio perché accettiamo di ospitare quel grilletto sul nostro suolo.

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