C’è una data che molti danno per scontata, ma la tradizione racconta una storia diversa e sorprendente sull’albero di Natale.
Ogni anno, puntuale come il ritorno alla routine, arriva anche la fatidica domanda: quando è davvero il momento di togliere l’albero di Natale? Per molti è un gesto automatico, quasi istintivo, che segna la fine delle feste e l’inizio di un nuovo ritmo quotidiano. Eppure, dietro questa scelta apparentemente semplice, si nasconde un intreccio di tradizioni, simboli e significati che vanno ben oltre una singola data sul calendario. La risposta, infatti, non è così scontata come sembra e affonda le radici in consuetudini antiche e interpretazioni diverse del tempo natalizio.
Tradizioni, simboli e significati dietro una scelta solo apparentemente semplice
In Italia, la data più conosciuta e diffusa per smontare l’albero è il 6 gennaio, giorno dell’Epifania. Non è una scelta casuale, ma profondamente legata alla tradizione cristiana occidentale. L’Epifania celebra la visita dei Re Magi a Gesù bambino e rappresenta la conclusione ufficiale del periodo natalizio. Il noto proverbio che accompagna questa giornata racchiude un significato culturale molto forte: con l’Epifania si chiude simbolicamente il tempo delle feste. Togliere l’albero in questo giorno diventa quindi un gesto carico di valore, quasi un rito di passaggio che segna il ritorno alla normalità.
Tuttavia, questa non è l’unica interpretazione possibile. In passato, soprattutto fino al XVIII secolo, il Natale aveva una durata più lunga. Secondo un’antica usanza religiosa, il ciclo natalizio si concludeva il 2 febbraio, giorno della Candelora. Questa data ricorda la presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme e la purificazione della Vergine Maria, quaranta giorni dopo il parto. Per chi segue questa tradizione, smontare l’albero solo in questa occasione significa rispettare l’intero percorso simbolico legato alla nascita e alla prima infanzia di Cristo, dando al Natale una dimensione più estesa e profonda.
Esistono poi scelte ancora più personali e meno diffuse, ma non per questo prive di significato. Alcune persone decidono di tenere l’albero fino al cambio di stagione, arrivando persino all’equinozio di primavera, intorno al 20 marzo. In questo caso, l’albero diventa un elemento di continuità luminosa durante i mesi invernali, un modo per rendere più accoglienti le giornate fredde e buie. Smontarlo con l’arrivo della primavera assume il valore di un gesto simbolico di rinnovamento, che accompagna il risveglio della natura.

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Anche le leggende popolari hanno avuto un ruolo nel definire il momento giusto. Secondo antiche credenze risalenti al IV secolo, decorazioni naturali come agrifoglio e vischio ospitavano spiriti protettivi durante l’inverno. Questi spiriti dovevano tornare alla terra una volta concluse le feste, e lasciarli in casa oltre l’Epifania avrebbe potuto compromettere il ciclo naturale dell’anno successivo.
Alla fine, al di là delle tradizioni religiose e delle credenze popolari, la scelta dipende spesso da esigenze pratiche e dal proprio sentire. Che si decida di togliere l’albero il 6 gennaio o di prolungarne la presenza, ciò che conta davvero è il significato che questo gesto assume per chi lo compie. La data resta importante, ma lo spirito con cui la si vive lo è ancora di più.
Albero di Natale, quando toglierlo davvero? La risposta non è affatto quella che credi - reteriservealpiledrensi.tn.it






