Cresce la preoccupazione tra i contribuenti in attesa del rimborso del modello 730, soprattutto per alcune categorie.
La mancanza di un sostituto comporta tempi di attesa più lunghi per l’accredito, poiché non vi è una busta paga o un cedolino pensionistico su cui effettuare il conguaglio automatico. In linea generale, però, i rimborsi dovrebbero iniziare ad arrivare a partire da dicembre, anche se non mancano casi in cui il ritardo si prolunga ben oltre.
Per i contribuenti che hanno indicato un sostituto d’imposta, come il datore di lavoro o l’ente pensionistico, il rimborso Irpef viene generalmente erogato direttamente nella busta paga o nella rata di pensione di luglio, purché la dichiarazione sia stata presentata entro il 20 giugno. Questa data è cruciale perché rappresenta il termine ultimo per correggere eventuali errori o per inviare una nuova dichiarazione che consenta di ottenere il conguaglio nella busta paga estiva.
Chi invece presenta il modello 730 senza sostituto d’imposta deve attendere un bonifico diretto dall’Agenzia delle Entrate, a condizione di aver comunicato un IBAN valido al momento della dichiarazione. Questo meccanismo rallenta inevitabilmente i tempi di accredito, che possono protrarsi fino a marzo dell’anno successivo, termine ultimo previsto per completare le operazioni di conguaglio.
Nonostante ciò, molti contribuenti senza sostituto hanno già ricevuto il rimborso a dicembre tramite bonifico o assegno vidimato, ma per altri la situazione è più complessa.
Le cause principali del ritardo nel rimborso del modello 730
Il motivo più comune per cui il rimborso tarda ad arrivare riguarda l’ammontare elevato del conguaglio, in particolare se superiore a 4.000 euro. In questi casi, l’Agenzia delle Entrate effettua controlli preventivi più approfonditi che allungano i tempi di erogazione.
Un’altra causa significativa è legata al coinvolgimento dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Se il rimborso risulta “messo a disposizione dell’Agenzia delle Entrate Riscossione”, significa che l’importo è stato bloccato per compensare eventuali debiti fiscali residui del contribuente iscritti a ruolo. In questa circostanza, l’Agenzia procede con una compensazione automatica o su richiesta del contribuente, che ha la facoltà di accettare o meno questa modalità di conguaglio.
Per verificare la situazione del proprio rimborso, è possibile accedere all’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate e consultare il “cassetto fiscale” nella sezione dedicata ai rimborsi. Se lo stato indica “in erogazione”, il pagamento è imminente. Se invece appare la dicitura relativa all’Agenzia delle Entrate Riscossione, il rimborso è temporaneamente congelato per le ragioni sopra descritte.

Come evitare ritardi: consigli per i contribuenti-reteriservealpiledrensi
Per ridurre i tempi di attesa, è fondamentale comunicare all’Agenzia delle Entrate un codice IBAN valido e intestato al contribuente, utilizzando l’applicazione disponibile nell’area riservata del portale o inviando il modello dedicato tramite PEC o consegna diretta presso gli uffici territoriali dell’Agenzia.
Nel caso in cui il rimborso venga emesso tramite assegno vidimato, è importante firmare correttamente il frontespizio per renderlo incassabile entro 60 giorni dalla data di emissione. Il mancato incasso entro tale termine comporta la necessità di una nuova emissione, con conseguenti ulteriori ritardi.
Chi non riceve il rimborso entro i tempi previsti e non trova anomalie nel proprio profilo fiscale, può contattare i servizi di assistenza dell’Agenzia delle Entrate, disponibili telefonicamente o presso gli uffici territoriali, per ottenere chiarimenti specifici.
Le novità fiscali 2024 e l’impatto sui rimborsi
Dall’analisi dei dati più recenti, emerge che per il 2024 sono confermate le regole che prevedono tagli alle detrazioni per i redditi superiori a 50.000 euro. Questo può influire sull’entità del rimborso spettante, soprattutto per i contribuenti con redditi medio-alti, che rappresentano una minoranza ma contribuiscono alla maggior parte del gettito Irpef.
Il sistema fiscale italiano continua a mostrare una forte concentrazione del carico tributario: circa il 27% dei contribuenti versano oltre il 75% dell’Irpef totale, con una quota significativa di italiani che, per redditi bassi o assenti, non contribuiscono direttamente al pagamento dell’imposta.
Per chi dichiara redditi elevati, inoltre, il rimborso può essere più soggetto a controlli e rallentamenti, così come avviene per chi ha debiti iscritti a ruolo e per cui l’Agenzia delle Entrate Riscossione può intervenire con il blocco del rimborso per compensare le somme dovute.
Tempi e modalità di erogazione dei rimborsi 730(www.reteriservealpiledrensi.tn.it)






